Il Grignolino: l’autoctono anarchico piemontese

Da poco più di un mese si sono conclusi i bagordi delle festività natalizie, in cui, come di dovere, ci siamo fiondati su rossi importanti e bollicine di svariato genere. Ora, giunti al nuovo anno, magari potremmo essere più propensi a spostarci su qualcosa di più semplice e beverino, qualcosa di alternativo e perché no, anche di meno dispendioso per il portafogli.

Nell’ampio ventaglio di scelta che il panorama vinicolo italiano offre, nella mia regione di appartenenza, in Piemonte, esiste un vitigno che rispecchia proprio queste caratteristiche di piacevolezza e facile beva.

Un vitigno autoctono dalla grande storia, ricco di aneddoti, ma che da troppi anni oramai, fatica ad emergere e riprendersi il suo spazio: il Grignolino.

Un vitigno, di cui, a dire il vero, non si spendono mai le dovute parole. Da una parte incompreso e sottovalutato per via delle sue caratteristiche da outsider, un po’ lontano dai canoni estetici richiesti dalle masse. Per non parlare dei pregiudizi di cui è da sempre vittima, uno su tutti: “Grignolino e legno non vanno d’accordo.”

Dall’altra, ha la “sfortuna” di essere nato in Piemonte. In una terra dominata da Nebbioli e Barbera, il Grignolino rappresenta la classica mosca bianca a cui spetta il difficile compito di ritagliarsi il suo spazio.

Un vitigno definito ai tempi, da Gino Veronelli, come anarchico testadura, aggettivi che rendono l’idea sulle difficoltà che si riscontrano nella sua gestione.

È infatti sensibile a molte malattie, caratterizzato da una spiccata esigenza in fatto di terreni e climi e da una produttività incostante e non uniforme.

Una tipologia di uva che richiede un’estrema cura in ogni singolo passaggio, dalla vigna fin alla cantina. Che dire, proprio un bel caratterino!

Se da un lato queste sue peculiarità fanno impazzire agronomi ed enologi, sempre alla ricerca del giusto equilibrio, d’altra parte quel alone di mistero e lo spirito ribelle che il Grignolino racchiude, affascina e incuriosisce i consumatori.

E poi…vogliamo parlare del suo prestigioso passato?

Grappo di Uva Grignolino in vigneto

Grappo di Uva Grignolino in vigneto – Fonte Agraria.org

Cenni storici

Le origini del Grignolino risalgono a diversi secoli fa. La prima testimonianza scritta risale al 1249, citato con il nome Barbexinius negli Archivi capitolari di Casale Monferrato.

Secondo alcune fonti, in passato, la vite era popolare anche nell’Oltrepò Pavese ma il diffondersi di malattie portò a una drastica riduzione delle zone adibite alla coltivazione, restringendole al solo Piemonte.

Nei primi anni del 900, il Grignolino era considerato tra i più grandi vini piemontesi, quasi alla stregua dei migliori Baroli e Barbareschi, ma il successo come in molte storie, non dura mai così a lungo.

Pochi anni dopo, iniziò il suo lungo declino, a causa delle difficoltà riscontrate nella conduzione, dal diffondersi di nuove varietà più malleabili e dai cambiamenti dei gusti dei consumatori. Si assistette a una sorta di disaffezionamento da parte delle nuove generazioni di amanti del vino, indirizzati verso prodotti più strutturati.

Eppure nel corso della nostra storia, i riconoscimenti al Grignolino non sono mancati. Apprezzato da grandi personaggi, a partire dal re Umberto I che ne decantava le grandi doti, fino a Gianni Agnelli che usava berlo nei mesi estivi in aggiunta allo Champagne.

Senz’altro un vino dalla rilevante nomea, amato dai nobili e dalla borghesia; persino Papa Francesco lo annovera tra i suoi vini preferiti, in quel dell’astigiano, terra natale della famiglia Bergoglio.

Paesaggio e Vigneti del Monferrato Astigiano

Paesaggio e Vigneti del Monferrato Astigiano

Le caratteristiche del Grignolino

Il Grignolino è originario delle colline astigiane e del Monferrato Casalese, zone in cui è da sempre coltivato.

Il nome deriva probabilmente dall’espressione dialettale astigiana “grignolè,” non altro che i vinaccioli, presenti in grande misura in questa varietà.

Una seconda teoria ipotizza che il nome provenga dal verbo “grigné”, che sempre in dialetto piemontese significa sorridere. L’espressione che si forma sul volto di chi lo beve a causa dei tannini sembra ricordare la mimica del sorriso.

Il vino che ne consegue, solitamente di colore rosso rubino/granato chiaro e scarico, è dotato bensì di alta acidità e tannini evidenti.

Come vedete, un miscuglio di sfaccettature contrastanti e non facili da gestire in fase di vinificazione. I profumi al naso tendono al fruttato e al floreale, con note di fragola, ribes rosso, lampone, viola, geranio, e corredati da sentori speziati. In bocca, si nota generalmente una gradazione alcolica mai troppo elevata e una media struttura.

Vini da apprezzare giovani ma che, a dispetto delle apparenze, hanno la capacità di maturare anche per lungo tempo in legno e in cantina.

Vigneto di Grignolino

Vigneto di Grignolino

Abbinamenti con il Grignolino

C’è da dire che l’estrema versatilità del Grignolino permette l’abbinamento con numerose pietanze. Dagli antipasti di salumi alle carni bianche, passando per i primi piatti della cucina piemontese a base di pasta, senza dimenticare zuppe e minestre. È inoltre uno dei pochi vini rossi che può accompagnare portate di pesce senza sfigurare.

Se poi in estate non riuscite a rinunciare ai vini rossi, beh con il buon vecchio Grignolino avete trovato quello che fa per voi. Servito leggermente fresco è la spalla ideale per allietare le calde serate della bella stagione.

Come vedete, di carte in tavola per fare breccia e tornare nel cuore degli appassionati ce ne sono.

Con un attento percorso di valorizzazione e comunicazione, finalizzato ad abbattere stereotipi e pregiudizi, tra l’altro già in corso, il Grignolino possiede tutto il necessario per riottenere quantomeno il giusto riconoscimento.

Zuppa di pesce mediterranea servita con pane bianco

Zuppa di pesce mediterranea servita con pane bianco

Il Monferace e le DOC principali

A dare un input a questo percorso, dall’idea dell’Associazione produttori di Grignolino, nel 2015 nasce il progetto Monferace.

Una tipologia di Grignolino prodotta da 10 aziende, nel puro rispetto di un rigido disciplinare: 40 mesi di affinamento minimo, di cui 24 in botte in legno, rese massime di 70 quintali e coltivazione su terreni calcareo-limo-argillosi, usufruendo solo delle migliori esposizioni possibili per i vigneti. Un ambizioso programma che ha lo scopo di tirare fuori tutto il potenziale del vitigno.

Il Grignolino rientra nella composizione di sette DOC, in due delle quali ha un ruolo maggioritario:

  • Grignolino d’Asti
  • Grignolino del Monferrato Casalese

Il Grignolino d’Asti si sviluppa su terreni sabbiosi e i relativi vini sono di pronta beva, meno tannici, con aromi perlopiù fruttati e floreali e un’impronta meno speziata.

Il Grignolino del Monferrato Casalese cresce in un’area composta da suoli calcareo-marnosi ricchi di limo, dando vita a vini strutturati con maggior potenziale di invecchiamento.

Alcune etichette di Monferace

Alcune etichette di Monferace – Fonte Italiaatavola.net

Alcuni Vini da non perdere

Qui di seguito, un elenco di alcune etichette Grignolino di valore:

Grignolino del Monferrato Casalese “Bricco del Bosco Vigne Vecchie” 2016 – Accornero

Un’importante versione del Grignolino, made in Monferrato. Rosso rubino con riflessi granati, al naso è intenso e fine. Si apre attraverso delle note di frutta rossa in confettura, sentori speziati che ricordano la vaniglia e un finale definito da una lieve traccia vegetale. In bocca, tannino e acidità si amalgamano alla perfezione, fornendo un connubio di equilibrio e armonia. Matura per oltre 30 mesi in tonneau di rovere, più un passaggio in bottiglia.

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Grignolino d’Asti “Grignè” 2019 – Montalbera

Il prodotto di casa Montalbera, si presenta alla vista di colore rosso rubino tenue con sfumature aranciate. Lo spettro olfattivo che emerge danza tra il fruttato e il floreale; note di marasca, ciliegia, mirtillo rosso, con un richiamo alle spezie dolci. Al palato risulta armonico ed equilibrato. Affina in vasche d’acciaio.

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Monferace 2015 Grignolino d’Asti – Tenuta Santa Caterina

Grignolino di colore rosso rubino con riflessi aranciati, al naso emana intensi sentori di frutta rossa e spezie. Al palato mantiene la sua indiscussa freschezza, accompagnata da tannini evoluti e da un perfetto equilibrio. Affina in botti di rovere per 30 mesi più ulteriori 30 mesi in bottiglia.

Grignolino del Monferrato Casalese 2019 – Gaudio

L’azienda Gaudio, dalla sua linea propone questa versione di Grignolino, fermentato e affinato in acciaio. Di colore rosso rubino tenue, il naso è elegante e intenso. In bocca è scorrevole, di media alcolicità e buona persistenza.

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All’estenuante ricerca del perfetto abbinamento cibo-vino, spinto dalla sete di conoscenza e curiosità verso questo mondo. Nel tempo libero, bevo vino e gioco a tennis.


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