Grenache, Garnacha, Cannonau: l’intricata Storia del Vitigno errante dai Mille Nomi

Vedete quanti Paesi del mondo sono evidenziati sulla mappa?

Sono tanti, hanno in comune il clima caldo, e sono tutti quelli in cui è coltivato il vitigno che si chiama…

Diffusione nel mondo del Vitigno Grenache

Diffusione nel mondo del Vitigno Grenache

Be’, facciamo che vince la maggioranza e, per il momento, lo chiamiamo Grenache Noir, con la dizione francese adottata dai Paesi Extra-Europei che lo producono.

Fin qui, abbastanza facile. La questione del nome si complica se ci spostiamo in Europa occidentale, e diviene sempre più intricata man mano che ci addentriamo nei principali Paesi che lo allevano e ne fanno i vini più interessanti: Spagna, Italia e Francia.

Le Origini del Nome

Spagna e Italia, più specificamente Aragona e Sardegna, se le contendono da secoli.

Per quanto sia evidente, per assonanza, che Grenache corrisponde al nome spagnolo Garnacha, è ormai assodato che questo deriva dall’italiano Vernaccia, il quale è, a sua volta, una deformazione di Vernazza, paese delle Cinqueterre (Liguria), porto di imbarco dei vini commercializzati dalla Repubblica di Genova (Vinum De Vernacia De Ianua, 1306).

In epoca Romana e Medievale, le denominazioni dei vitigni erano legate al luogo di produzione (il caso della Malvasia è il più famoso), divenendo poi nomi che indicavano una tipologia e un livello qualitativo del vino.

Fino all’età Rinascimentale, i vini da Vernaccia ebbero grandissima fortuna ed erano considerati di alto pregio, anche se ottenuti da uve completamente diverse tra loro, sia a bacca nera sia a bacca bianca.

Vernazza - Chiesa e Terrazze

Vernazza – Chiesa e Terrazze

Da attestazioni documentarie, si può ricostruire una catena cronologica del termine Vernaccia-Grenache:

  • VERNACCIA (1276) in Liguria
  • GUARNACIA (1313) in Lombardia
  • GARNACHE (1316) 1a citazione in francese
  • GARNACCA (1400) in Catalogna – Sardegna
  • GARNACHA (1613) 1a citazione in spagnolo

Si noti come la prima citazione in spagnolo sia molto tarda rispetto alla diffusione del vitigno in Sardegna, quello che noi conosciamo come Cannonau.

Ma dove è nato realmente questo Vitigno?

Uva Garnacha

Uva Garnacha

Storicamente, la primogenitura è sempre stata attribuita alla Spagna, con i nomi di Garnacha o Canonazo di Siviglia.

Fatto sta che studi condotti dall’Università di Milano hanno accertato che il Canonazo di Siviglia non esiste e non è mai esistito.

Per quanto sia vero che tale nome venga citato dal Rovasenda nel suo trattato di ampelografia del 1877, è molto probabile che si tratti di un errore.

Le fonti storico-letterarie che parlano di Garnacha in Spagna, fino al XVIII secolo, si riferiscono esclusivamente a un vino bianco.

Anche la citazione del 1613, tra l’altro fatta da Cervantes, è relativa a un vino Garnacha Blanco; il Garnacha “Tinto” è nominato per la prima volta soltanto nel 1734.

Per contro, la prima citazione di Canonao in Sardegna è del 1543.

Cosa molto importante da aggiungere: in scavi archeologici sono stati ritrovati vinaccioli databili all’età nuragica, che si sono rivelati appartenenti a una varietà di uva assimilabile all’odierno Cannonau.

Alla luce di tutto ciò, si può smentire la vecchia ipotesi che il nostro vitigno sia stato introdotto dagli Spagnoli in Sardegna durante la dominazione aragonese tra XV e XVIII secolo; è molto più probabile l’origine sarda (Gianni Lovicu, 2006).

Riscontri Ampelografici: più di un Secolo di Ricerche

Dal punto di vista morfologico, i primi a riscontrare l’identità tra Grenache, Cannonau e un terzo vitigno, l’Alicante, furono Rovasenda e Molon a fine ‘800.

Nel 1990, attraverso analisi molecolari, Calò ottenne conferma dell’identità genetica di Grenache, Cannonau e Tai Rosso (Veneto).

Secondo ulteriori ricerche sul DNA di queste uve, avviate agli inizi del 2000, il Cannonau addirittura coinciderebbe solo per l’80% con la Garnacha spagnola e il Grenache francese, che sono invece completamente sovrapponibili tra loro.

Vigneto di Cannonau in Sardegna

Vigneto di Cannonau in Sardegna

Il Vitigno in Francia

Qui il suo nome “ufficiale”, per così dire, è Grenache Noir, ed è la terza varietà di uva più coltivata dopo il Merlot e il Carignan Noir.

Essendo, però, in crescita rispetto a quest’ultimo, è probabilmente destinato a sorpassarlo in termini di ettari vitati.

È particolarmente diffuso in Languedoc-Roussillon e Provence, dove è noto anche come Alicante, Carignane Rousse o Roussillon.

Produce vini di pregio a Châteauneuf-du-Pape, nella parte meridionale della Valle del Rodano, in blend con una serie variegatissima di vitigni a bacca bianca e rossa, tra cui Syrah e Mourvedre, che ne completano il profilo polifenolico ed organolettico.

Vigneto di Grenache Noir a Châteauneuf-du-Pape

Vigneto di Grenache Noir a Châteauneuf-du-Pape

In Spagna è il Vitigno più diffuso in assoluto

Si amplia enormemente la gamma di sinonimie a partire da Garnacha e Garnacha Tinta, passando per Alicante, Garnacha Peluda, G. Roja, G. Erguida, Tinto Aragones, fino alle sottovarietà:

  • GRENEDE, LLADONER in Catalogna
  • TINTA MENUDA in Andalusia
  • ARAGONAIS in Aragona
Vigneto di Garnacha nel Priorat

Vigneto di Garnacha nel Priorat

In Italia: un vitigno, tanti nomi diversi

Diffusione del Vitigno Grenache Noir in Italia con i suoi tanti sinonimi

Diffusione del Vitigno in Italia con i suoi tanti sinonimi

Il Vino: i tratti che ne caratterizzano il profilo organolettico

Calice di Cannonau, Garnacha, o Grenache Noir?

Calice di Cannonau, Garnacha, o Grenache Noir?

Il colore rubino vira al granato in tempi piuttosto brevi, per una connaturata tendenza del Grenache et similia ad ossidarsi precocemente.

Per intensità cromatica, si colloca a metà strada tra la compattezza di un Syrah e la trasparenza di un Pinot Noir.

Il bagaglio olfattivo, in linea di massima, è giocato su frutti neri, che possono andare dalla bacca di mirto in Sardegna al cassis in Francia, e poi prugna e frutti selvatici.

Spesso si avvertono sensazioni verdi, in particolare di erbe aromatiche, mentre la speziatura dipende essenzialmente dal passaggio in legno.

Al sorso si presenta poco o moderatamente tannico e, per la naturale capacità dell’uva a concentrare molti zuccheri, il vino tende a raggiungere un’elevata gradazione alcolica.

L’acidità è generalmente piuttosto bassa, per cui la maggior parte dei vini da Grenache in purezza non si presta a lunghissimi invecchiamenti.

Ci sono, certo, delle eccezioni, che dipendono soprattutto dalle situazioni microclimatiche di alcune zone, dalle tecniche di lavorazione, o dal sostegno di altri vitigni in blend.

L’identità ampelografica è inevitabilmente influenzata dal territorio, che sovente emerge nel vino in modo molto significativo.

E, non da ultimo, c’è il tocco della mano dell’uomo, in vigna e in cantina.

Degustazione a confronto di Cannonau, Garnacha e Grenache

Siamo in Sardegna, nel cuore della Barbagia. Ai piedi del Monte Supramonte, a pochi chilometri da Nuoro, c’è l’azienda Gabbas, immersa tra vigneti, uliveti, boschi e macchia mediterranea, su suoli granitici.

Non lontano vi è la costa tirrenica, ricca di grotte e pinete, da cui spirano brezze marine. Giuseppe Gabbas, uomo sapiente e austero, interpreta il suo Cannonau in modo lineare, pulito, creando un prodotto di alto spessore.

Cannonau di Sardegna DOC Classico Dule 2016

(Cannonau 100%; elevato in barrique per un anno; gradazione alcolica 14,5%)

Cannonau Dule 2016 di Gabbas

Cannonau Dule 2016 di Gabbas

Rubino vivido di media compattezza cromatica.

Dopo un passaggio iniziale di frutta matura tra cui spicca la ciliegia, ecco la macchia mediterranea, il naso riconosce il mirto, su uno sfondo speziato e di radice di rabarbaro.

In bocca è vellutato e di grande eleganza, procede tra la vivace freschezza e un tannino ben levigato, per chiudere su nitide note di cardamomo.

Un vino estremamente godibile oggi, ma che ha tutte le carte in regola per donare vere emozioni tra cinque o sei anni.

Ora ci trasferiamo in Spagna, nel Priorat, patria dei rossi spagnoli tra i più eleganti, e assaggiamo un grande vino di Bodega Puig.

Priorat D.O.Ca. Odysseus Unico 2009

(Garnacha e Cariñena)

Odysseus Unico 2009 di Bodega Puig

Odysseus Unico 2009 di Bodega Puig

Rosso granato, bellissimo.

Il naso si muove lentamente dal fruttato maturo al floreale e all’erbaceo, con note di tostatura.

Nette le sensazioni di spezie come pepe nero e chiodo di garofano, cui si accompagna una lieve vena selvatica, di cuoio; seguono note balsamiche e cenni eterei.

Al palato è caldo, morbido, fa ricordare la carruba, il cioccolato nero e il chicco di caffè.

Vino molto materico eppur sempre elegante.

Concludiamo andando in Francia, trasportati dal potente soffio del Mistral o Maestrale, che dalla Sardegna arriva nella Valle del Rodano, ed approdiamo qui, per degustare un tipico Châteauneuf-du-Pape.

Appellation Châteauneuf-Du-Pape Contrôlée Dieux Telegraphe 2014

(Grenache Noir 65%, Mourvèdre 15%, Syrah 15%, Cinsault, Clairette e diversi altri 5%)

Châteauneuf Du Pape Dieux Telegraphe 2014 - Grenache Noir

Châteauneuf Du Pape Dieux Telegraphe 2014

La presenza del Grenache è tradita dal colore non molto intenso, ma gli altri vitigni svolgono doverosamente il loro ruolo.

Un naso catturato dalla ciliegia, dai frutti di rovo e dai fiori di iris.

A seguire intervengono sentori particolarissimi, di conserva di pomodoro, persino di talco; sbuffi balsamico-resinosi, di liquirizia dolce e di spezie scure come il pepe.

Estremamente cangiante.

Al sorso è succoso, gradevolmente fresco, sapido, ben equilibrato dalla morbidezza e dalla sensazione pseudo-calorica; l’unica pecca è il tannino un po’ granuloso.

Nel complesso, è un ottimo esempio tipico dello stile Châteauneufdu-Pape.

Per ora ci riposiamo dal viaggio alla scoperta delle interpretazioni del nostro vitigno errante, dai mille nomi, ma potremmo riprenderlo e, tappa dopo tappa, in giro per il mondo, potrebbe durare all’infinito…

Nata all’ombra del Vesuvio, cresciuta tra il mare e la campagna della Riviera d’Ulisse, da grande sono stata adottata dal Lago di Como. Da bambina amavo annusare tutto ciò che la natura e le cucine di mia madre e di mia nonna sapevano offrirmi; percepivo e riconoscevo anche i più flebili odori, buoni e cattivi; mi divertivo un sacco a giocare con i sapori, a tapparmi e stapparmi il naso mentre mangiavo, per sentire quelli che poi avrei imparato a chiamare “aromi”. Finché, un giorno di ormai tanti anni fa, qualcuno che amo molto mi ha detto che con queste capacità avrei potuto seguire un corso e diventare una brava Sommelier... L’ho fatto, e ho trovato il mio posto nel mondo, una casa nell’universo del vino. Oggi sono Wine Master Sommelier, guido degustazioni, insegno nei corsi sul vino, ne scrivo, ne parlo....ma, al di là dei titoli e dei ruoli, mi piace considerarmi semplicemente una persona che, con sempre crescente passione, vuol contribuire alla diffusione della straordinaria Cultura del Vino.

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Nata all’ombra del Vesuvio, cresciuta tra il mare e la campagna della Riviera d’Ulisse, da grande sono stata adottata dal Lago di Como. Da bambina amavo annusare tutto ciò che la natura e le cucine di mia madre e di mia nonna sapevano offrirmi; percepivo e riconoscevo anche i più flebili odori, buoni e cattivi; mi divertivo un sacco a giocare con i sapori, a tapparmi e stapparmi il naso mentre mangiavo, per sentire quelli che poi avrei imparato a chiamare “aromi”. Finché, un giorno di ormai tanti anni fa, qualcuno che amo molto mi ha detto che con queste capacità avrei potuto seguire un corso e diventare una brava Sommelier... L’ho fatto, e ho trovato il mio posto nel mondo, una casa nell’universo del vino. Oggi sono Wine Master Sommelier, guido degustazioni, insegno nei corsi sul vino, ne scrivo, ne parlo....ma, al di là dei titoli e dei ruoli, mi piace considerarmi semplicemente una persona che, con sempre crescente passione, vuol contribuire alla diffusione della straordinaria Cultura del Vino.

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