Vino Vegano, ne sentivamo il bisogno?

Vino Vegano e Vini Naturali

Prima fu il Bio, poi il Biodinamico, l’Impronta Zero, il No Solfiti, addirittura la cura omeopatica dei vigneti. Tutti principi che a prima vista vengono messi in atto per restituire al consumatore un prodotto “migliore”, meno trattato chimicamente, meno alterato nel sapore, meno dannoso per il fisico, più gustoso, più tipico e territoriale, più genuino. Poi certo, diventano elementi differenziali e giustamente vengono spinti in comunicazione per aumentarne le vendite, ma non mi pare una diminuzio. Se il prodotto è valido, ben venga l’assecondare anche posizioni “più estreme” che portano ad un vero miglioramento del prodotto, anche a costo di un aumento di prezzo, perché no?
Tutto giusto, ma non tutte le correnti di pensiero hanno de facto questo principio di base, ed è quello su cui vorrei puntare l’attenzione. Ci sono “movimenti”, “realtà”, “posizioni”, che ciclicamente prendono un posto di primo piano sulla scena e partendo da un’idea o ideale rendono possibile la creazione di nicchie di mercato nuove e spesso fruttifere.
Una di queste correnti, particolarmente prospera negli ultimi anni, è il principio vegano o vegan, che arriva oggi ad applicarsi anche al mondo del vino con la nascita del Vino Vegano.

Ma chi sono “i Vegani”?

Non certo personcine verdi con le antenne provenienti da Vega, e nemmeno gli acerrimi nemici di Goldrake (anche loro residenti nelle vegane provincie). Sono esseri umani perfettamente senzienti che, citando le parole di Donald Watson, inventore emerito del termine “vegan”oltre a non mangiare animali non mangiano nemmeno i loro prodottilatte e latticini, uova e miele – perché anche per ottenere questi prodotti gli animali vengono uccisi. Oltre all’aspetto dell’alimentazione ci sono però anche tutti gli altri settori: la scelta vegan è una scelta etica di rispetto per gli animali, questo è il senso del termine.

Procedimento per fare Vino naturale

Orbene dunque, il punto è il rispetto degli animali che porta a scelte alimentari e non solo. Per dirne una i vegani stretti non indossano pelle, non comprano auto con i sedili di pelle, e non dovrebbero nemmeno indossare piumini o dormire sotto piumoni. Per quello che riguarda noi l’aspetto saliente è “non mangio quei cibi che presuppongono l’uso di sostanze animali, nemmeno per la loro preparazione“.
Ecco che compare il busillis (il punto dolente della questione), perché, relativamente al vino, le tecniche enologiche di cantina prevedono spesso l’uso di prodotti di origine animale. Per diversi trattamenti e processi, che possono essere scelti dagli enologi per produrre i loro vini, sono necessarie materie animali. Fondamentalmente sono processi legati alla chiarifica della massa vinaria, servono per illimpidire il vino che tenderebbe naturalmente ad essere torbido. Per le così dette chiarifiche vengono usate, tra le altre, sostanze come caseine, colla di pesce, albumina, e tutte le varianti del caso. Ma l’uso di sostanze animali non si limita ai procedimenti di cantina, perché per fare il vino ci vuole l’uva. L’uva cresce sulle piante, che per essere coltivate hanno bisogno di un terreno, e quel terreno in media ha bisogno di essere concimato ed accudito. Presente il concime? Quello bello, naturale, che fa tanto campagna? Ecco, è fatto dalle mucche, quindi di origine animale.

Un Vegano può bere Vino?

Vino Vegano: Sauvignon Blanc Central Coast
Siamo finalmente arrivati a stabilire che un vegano non può bere vino… o meglio, non avrebbe potuto bere vino se non fossero a disposizione da qualche anno a questa parte alcuni vinicertificati vegan“. Summo tripudio e magno gaudio, quindi.
Esistono enti certificatori come l’ ICEA di Bologna o la CSQA che controllano tutto il processo produttivo, dalla barbatella alla bottiglia, e permettono ai più radicali di godersi un buon bicchiere di vino senza avere rimorsi di coscienza.

Logo ICEA - Istituto Certificazione Etica e AmbientaleOra la domanda sorge spontanea. Il Vino Vegano è più buono? Ha un sapore diverso? Segue lo stesso principio che ha portato alla creazione del filone Bio-vino, Vino biodinamico, etc? Per capirci, tutta questa attenzione ai procedimenti, alle materie usate durante la produzione, alle provenienze, che si traducono in maggiori costi di produzione e quindi costi più alti sugli scaffali, portano in bottiglia un prodotto migliore? Più naturale? In definitiva, più buono? O sono semplicemente un modo per rendere disponibile un prodotto a chi, secondo la modernissima ed occidentalissima mentalità, in nome di solidissimi principi, non rinuncia mai a nulla? Roba tipo l’hamburger di soia per intenderci?

La risposta è facilissima: NO, ASSOLUTAMENTE NO, ANZI!
E’ l’apoteosi della tagliata vegetale, del tiramisù vegetariano.
Scusate la veemenza ma ci sono affermazioni che vanno fatte ad alta voce, perché c’è il rischio di confondere le acque, e qui parliamo chiaro e siamo di quelli che “pane al pane, e soprattutto vino al vino”. Sono un fervido sostenitore del “bevi meno, bevi meglio”, o per lo meno credo si debba essere realmente coscienti di ciò che si sta scegliendo.

Il Vino Vegano ai Raggi X

A ben guardare infatti la rinuncia a prodotti di origine animale lascia una sola grande via: La Chimica.
Concimi chimici, reagenti chimici, etc. Oppure rinunciare ai procedimenti citati in precedenza, o ricorrere a tecniche alternative che, se solitamente vengono evitate, hanno risultati meno efficaci o parziali o hanno controindicazioni.  Certo, si può illimpidire solo per precipitazione, o filtrare pesantemente. In ogni caso stiamo parlando di modificare, spesso in peggio, la materia che andremo ad imbottigliare.
Sappiamo che le filtrazioni spinte depauperano la massa vinaria, oltre che delle impurità, la privano anche di parti importanti a livello organolettico. Parliamo comunque di “sottrarre”, quindi togliere gusto e corpo. Se ci spostiamo dalla parte della vigna sappiamo che l’uso di concimi chimici va contro ogni moderna concezione di agricoltura responsabile, e d’altro canto non sempre i terreni vitati hanno sufficiente nutrimento, non sempre basta lasciar fare a madre natura, un aiuto con concime naturale è probabilmente preferibile all’uso della chimica.

Le regole del Vino Vegano
Illustri enologi e sommelier riportano poi una sostanziale uguaglianza dal punto di vista organolettico tra vini “normali” e vini “vegani”, con una sostanziale minor salubrità dei secondi. Discorso differente è da fare sui vini biodinamici o biologici, per i quali viene generalmente riconosciuta una maggiore presenza di elementi gusto olfattivi, anche se non sempre questa abbondanza corrisponde a profili più eleganti o armonici, quindi “di più” non è sempre meglio, ma sicuramente sono più “salutari” se prodotti in modo consapevole.

Ora la domanda nasce spontanea: perché dovrei consumare un prodotto “peggiore”? Perché un produttore dovrebbe produrre un vino “peggiore”? E le risposte sono intuibili quanto univoche: si producono vini vegani per venderlisoddisfacendo una domanda latente che oggi, venuta a conoscenza delle modalità di produzione, sceglie di rimanere coerente con le proprie “visioni vegane” e sposta il suo consumo da un prodotto all’altro. Sono questioni puramente economiche, è un discorso di solo marketing, che nulla ha a che fare con la filosofia del “bere bene”.
Lungi dal voler dire che sia un atteggiamento completamente sbagliato, o non condivisibile, mi rimane il retro pensiero che la visione “buonista” legata al mondo Vegan in questo caso sia solo un volersi illudere di essere dalla parte del giusto. Una cosa un po’ naïf, se mi passate il termine.

E voi del Vino Vegano cosa ne pensate?

Matteo Luca Brilli, o così piaceva ai miei genitori, che mi hanno graziato della nascita in terra Romagnola, con la R maiuscola, regalandomi così una passione viscerale per il buon bere ed il buon mangiare. Studi di comunicazione a parte ho capito subito che impastare uova e farina accompagnandole con un bicchiere adeguato sarebbe stato il un bel modo di passare le domeniche, e quindi via con i corsi di cucina e poi l'incontro con ONAV, diventando finalmente assaggiatore. Qualche cantiniere mi ha regalato la sua amicizia, qualche Chef ha condiviso i suoi segreti, più di qualche parola è stata messa nero su bianco e tante tante ne verranno ancora.

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Matteo Luca Brilli, o così piaceva ai miei genitori, che mi hanno graziato della nascita in terra Romagnola, con la R maiuscola, regalandomi così una passione viscerale per il buon bere ed il buon mangiare. Studi di comunicazione a parte ho capito subito che impastare uova e farina accompagnandole con un bicchiere adeguato sarebbe stato il un bel modo di passare le domeniche, e quindi via con i corsi di cucina e poi l'incontro con ONAV, diventando finalmente assaggiatore. Qualche cantiniere mi ha regalato la sua amicizia, qualche Chef ha condiviso i suoi segreti, più di qualche parola è stata messa nero su bianco e tante tante ne verranno ancora.

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