Quali sono le differenze tra Metodo Classico e Metodo Charmat?

Metodo Classico e Charmat differenze

Nei momenti importanti o per festeggiare le occasioni speciali loro ci sono sempre: che festa sarebbe senza bollicine nel bicchiere?

Vi rispondiamo noi: una festa incompleta. Ma c’è anche un’altra domanda, un po’ più complessa, a cui vogliamo dare una risposta.

Come nascono gli spumanti? Queste mille bollicine che vediamo nel bicchiere non le regala certo la natura, ma sono figlie di un preciso ed attento lavoro del produttore che interviene attivamente durante il processo di spumantizzazione.

La Spumantizzazione

Il percorso verso la spumantizzazione è uguale per tutti i vini fino a un certo punto, ovvero la fase di rifermentazione.

È qui che grazie all’azione di lieviti e zuccheri si producono le bollicine: tutto avviene naturalmente, senza anidride carbonica aggiunta. Sono i lieviti che, fermentando gli zuccheri, producono le bollicine.

La quantità di zucchero, invece, viene decisa in base alla pressione che si vuole conferire allo spumante. Qui il produttore è al bivio e deve decidere quale metodo da utilizzare: è proprio il “contenitore” in cui questo processo ha luogo che costituisce, infatti, la prima differenza tra il classico e lo charmat.

Scopriamo insieme le differenze tra Metodo Classico e Metodo Charmat.

Metodo Classico

Noi italiani lo chiamiamo Classico, i cugini francesi Champenoise (nella regione dello champagne, nel resto della Francia Cremant). È proprio in Francia che ha avuto origine nel XVII secolo.

Il metodo prevede che la rifermentazione del vino avvenga in bottiglia: i lieviti e gli zuccheri aggiunti agiranno direttamente nel vino imbottigliato.

Si tratta di un processo lungo, che richiede attenzione e costanza. Le bottiglie infatti vanno lasciate riposare per un arco di tempo dai 12 ai 36 mesi, in posizione orizzontale.

Dopodiché ogni giorno bisogna ruotarle di 1/8 e inclinarle. Sappiate che questa rotazione (detta remuage) ha una funzione precisa: far depositare i residui nel collo della bottiglia.

Remuage utilizzato nel Metodo Classico per la raccolta dei sedimenti da eliminare successivamente

Remuage utilizzato nel Metodo Classico per la raccolta dei sedimenti da eliminare successivamente

La fase successiva (degorgement o sboccatura) inizia quando le bottiglie sono posizionate in verticale: si congela il collo della bottiglia con macchinari specifici e stappando la bottiglia viene eliminato il deposito (si può fare in due modi “a la volée” o “a la glace“, anche se il primo è il metodo storico e non lo fa quasi più nessuno).

In questo passaggio si perderà del vino ma a questo si rimedierà nell’ultima fase che prevede l’aggiunta dello sciroppo di dosaggio (i francesi lo chiamano Liquer d’Expedition).

Si tratta di una miscela di zucchero e vino a volte super segreta e comunque a discrezione e gusto del produttore. A questo punto non resta che tappare le bottiglie.

Si stapperanno solo per festeggiare.

Metodo Charmat

Sì, il nome è francese, ma stavolta è in Italia che questo metodo viene inventato dall’astigiano Federico Martinotti.

Eugène Charmat ha però costruito e brevettato l’attrezzatura utile al metodo nel 1910. Le bottiglie sono infatti sostituite da un sistema di autoclavi e cisterne di acciaio per effettuare la rifermentazione.

Al vino viene aggiunto il solito mix di lieviti e zuccheri, ma cambia il periodo di fermentazione, molto più breve rispetto al precedente: meno di 6 mesi tendenzialmente, anche se può durare anche 6 – 9 mesi nel caso dello Charmat lungo.

Ci vuole meno tempo ma va posta molta attenzione su temperatura e pressione. Terminata questa fase si filtra il vino, si imbottiglia e si lascia riposare. Ma le bolle sono già lì, pronte per essere consumate.

Autoclavi in acciaio per la rifermentazione nel Metodo Charmat

Autoclavi in acciaio per la rifermentazione nel Metodo Charmat

I lieviti utilizzati vanno distinti in due categorie: indigeni e selezionati.

I lieviti indigeni o autoctoni sono presenti nel mosto, provengono dalla vigna o dalla cantina, si creano spontaneamente. In questo caso la fermentazione, vista la natura non controllata dei lieviti, può dare vita a vini con difetti.

Quelli selezionati, seppure con le stesse caratteristiche dei naturali, nascono da una selezione controllata lontano dall’ambiente in cui nascono. Questo per evitare meno rischi per il vino da un punto di vista qualitativo.

Metodo Classico e Charmat differenze

Differenze Metodo Classico e Metodo Charmat

Vini per ogni Metodo

Dopo aver visto le differenze tra Metodo Classico e Metodo Charmat è il momento di fare qualche nome.

Visti i tempi e una lavorazione più complessa, è facile capire che dal metodo Classico nascono vini più pregiati come ad esempio Champagne, Trento DOC e Franciacorta.

Si tratta di bollicine persistenti e di vini corposi e ciò è dovuto anche al periodo più lungo di riposo. Questi spumanti sono adatti a tutto pasto e non soltanto per brindisi indimenticabili.

Altre caratteristiche hanno invece i vini del metodo Charmat. Molto più leggeri, ricchi di profumi e di aromi.

Vini decisamente più giovani e meno strutturati, e se diciamo Prosecco tutto torna: freschezza, note di frutta e fragranza floreale lo rendono perfetto per l’aperitivo.

Adesso che la differenza tra i due metodi è più chiara, non resta che stappare e riempire i calici.

Le bolle sceglietele voi!

Credits: Infografica disegnata da Laura Norese | Webdesigner, appassionata di vino

Claudio, una manciata di primavere sulle spalle.Quasi sempre con un cappello in testa e amante di tutto ciò che è ricoperto di cioccolato. Amo l’ordine e so mantenerlo. Per restare in forma corro dietro ai tram e faccio le scale solo in discesa. Cercami sui social (ore pasti). Maneggiare con cura.


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Il Mondo del Vino

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