Wine at 5 Vie a Milano: Puglia assente, ma grandi assaggi dal resto d’Italia

Wine@5vie Vini e Territori in città

Sarebbe potuta essere una bellissima occasione, ed a quanto raccontano i partecipanti non è andata poi malissimo, un buon inizio di pubblico, ma una sorta di fuoco di paglia che non si è ripetuto nella giornata di sabato. Wine at 5 Vie è stata uno di quegli appuntamenti che sulla carta avrebbe potuto lasciare un segno deciso perché l’idea era chiaramente valida: un territorio poco conosciuto, la Puglia dei vini di pregio e delle materie prime di qualità, una location sicuramente affascinante, il contesto delle 5 Vie di Milano, centralissima ed esteticamente magnifica, un corollario di laboratori come quello sui vini rosati del quale avremo modo di parlare in un post futuro… eppure l’organizzazione meno che perfetta ha in parte rovinato la magia.

La parte di comunicazione è stata abbastanza scarsa anche se una pagina dedicata sul web ed un evento creato su Facebook inerenti a Wine at 5 Vie avrebbero potuto restituire più eco, eppure i vari produttori ospiti, ad onor di cronaca più i “comprimari” che i titolari amici pugliesi, hanno fatto la loro parte. Nella pratica invece ci siamo trovati nella fredda giornata di sabato attorno all’ora di pranzo, con una location che avrebbe dovuto rimanere aperta fino a sera che ha invece deciso di chiudere i battenti attorno alle 14 per riaprirli solo in serata, la compagine dei produttori pugliesi stranamente assente, una risma di una decina di produttori dal resto d’Italia che stoici si è sciroppata il sottoscritto che ha in compenso potuto dare sfogo a tutta la sua curiosità e rompere le scatole per ben sei ore, godendo della loro pazienza e delle grandi storie che hanno saputo raccontare.

Non potendo parlare di vino pugliese  ci focalizziamo su quello che siamo riusciti ad assaggiare, e da dirne ce n’è parecchie perché da Gavi alle Langhe, dall’Oltrepo’ alla Valpolicella scendendo poi in terra abruzzese , passando per la Calabria e arrivando in Sicilia ho fatto il giro della penisola sollazzando il palato con un ventaglio di gusto e godimento assolutamente rimarchevole.

Cantina Bussi a Wine at 5 Vie - Milano

Partirei dagli amici della zona di Calosso, langaroli che hanno rilanciato l’azienda storica di famiglia dopo la grandinata colossale del 68 grazie alla Malvasia. Bussi Piero è il nome dell’azienda, ma noi parliamo con simpatico Federico che in un turbine di parole accorate lascia trasparire tutto la passione che ci può stare in una bottiglia, e l’accompagna con una visione moderna del suo mestiere, fatta in maniera equilibrata di vigna, cantina, bottiglie ma anche promozione, scelte commerciali e prese di coscienza. A colpire è come spesso mi accade un nome particolare riportato in etichetta, convinto si tratti di un uvaggio dal nome di fantasia ho l’occasione di sciogliere un po’ della mia ignoranza e scoprire l’ennesimo vitigno autoctono piemontese iGamba di Pernice, un vitigno a bacca rossa coltivato a piede franco, sopravvissuto alla fillossera del ‘900 e a forte rischio di estinzione, che ottiene addirittura una DOC tutta sua nel 2011 con il nome di Calosso DOC. Rosso rubino assolutamente brillante, con un bellissimo naso di sottobosco e frutti rossi, leggermente speziato. Un sorso molto lungo ed estremamente piacevole, bilanciato in bocca nonostante i 14,5° di alcool che si propongono a scaldare il finale.

Saltellando per lo stivale faccio la conoscenza di Briowines che hanno dato vita ad un progetto che esce un po’ dai classici schemi.
Hanno deciso di puntare sull’innovazione e sulla vendita online, con una serie di bottiglie esteticamente accattivanti, forse a tratti addirittura azzardate, ma ciascuna con il suo senso, fuori, ma soprattutto dentro. Ho assaggiato nell’ordine buona parte della loro produzione, partendo dai bianchi e dall’immancabile Trebbiano d’Abruzzo, vinificato in purezza e racchiuso in bottiglia trasparente per dare subito risalto alla potenza del colore. Potenza e struttura che ritroviamo anche in bocca grazie ad una bella acidità ed a un bouquet particolarmente gradevole e preciso. Buon Trebbiano da aperitivo. Talassa ha invece una storia tutta sua, dal nome evocativo “mare” perché le vigne affacciano a strapiombo sulla costa adriatica, alla bottiglia assolutamente unica per un vino. Straniante al principio, e ne abbiamo parlato a lungo con Michele e Carlo, potrebbe essere quasi penalizzante se la si incontra senza una adeguata spiegazione. Molto ammiccante, ma dall’esterno pare troppo un superalcolico, salvo poi, una volta nel bicchiere rivelarsi un Pecorino Terre di Chieti IGT di straordinari profumi ed acidità spiccata. Omogeneo, educato, bello dritto in bocca con tanti ricordi di paglia ed erba tagliata, sapido al punto giusto per invogliare al secondo e terzo sorso. Una scommessa a livello di marketing sicuramente, qualche accorgimento in più in etichetta per rendere più esplicita la qualità e la serietà del contenuto e sicuramente ne sentiremo parlare ancora tanto.

Cantina BrioWines a Wine at 5 Vie - MilanoSiamo poi passati ai rossi, immancabile Montepulciano vinificato in due versioni, la prima ruffiana fino dal nome: Baciami. Un uvaggio di Montepulciano in prevalenza con un saldo di Aglianico, che viene imbottigliato sotto la DOC Biferno Rosso. Effettivamente i suoi 13,5° scendono in gola e quasi non li senti, armonici rispetto ad una carrellata di frutta rossa bella matura, ad un tannino che asciuga quello che basta senza risultare invadente. In generale una bella sensazione di rotondità complice la glicerina ed i terziari potenziati da un uso appropriato di legno francese. Decisamente più potente ed importante, anche in bocca, il Vita. 14,5° di Montepulciano DOC in purezza, esaltato da affinamento misto tra legno grande e piccolo e poi assemblato per un ulteriore meritato riposo in bottiglia. Ne risulta un vino particolarmente setoso, ma non stanco o appesantito, il Montepulciano conserva la potenza e le caratteristiche note terziarie speziate. Da considerare per quattro chiacchiere di fronte ad un camino.

Un salto in Oltrepò per assaggiare un’infilata di bollicine decisamente piacevoli. Torre degli Alberi è una realtà storica della provincia pavese per quanto riguarda l’allevamento e da qualche anno ha avviato anche l’attività enologica riportando in vita un vecchio terreno vitato e sfruttando il terreno estremamente vocato per la produzione di Pinot Nero che in questa zona fa rima con Metodo Classico.
Ecco quindi che rispettando la regola dell’uno più uno faccia sempre due, siamo ad assaggiare le quattro tipologie prodotte in azienda. Ordinato il Brut DOCG, non esaltante al naso ma si riscatta in bocca grazie al basso residuo zuccherino ed alla compostezza del sorso, a cavallo tra la frutta a pasta bianca ed i sentori di crosta di pane. Ho apprezzato maggiormente il Pas Dosé, dal carattere giustamente più deciso e perlage sicuramente più esuberante, così come ho trovato più espressiva la versione biologica che nonostante la spumantizzazione attraverso il metodo Martinotti, si caratterizzata effettivamente per le note più verdi, che ricordano la paglia calda, la terra secca ed il pane casereccio.  Mi sono tenuto il Cruasé per il finale, perché lo confesso, solitamente non è tra le mie beve preferite, eppure devo riconoscere l’indubbia qualità di questa bottiglia. Fresca, beverina, che non stanca affatto, probabilmente l’idea di agricoltura biologica e la solforosa sotto i 50 mg/l contribuiscono positivamente.

Cantina Tenuta degli Alberi a Wine at 5 Vie - Milano

Chiamiamo in causa la Sicilia, che porta in rappresentanza isolana Tenuta San Giaime titolare di un solo vino, ma carico di un sacco di significato. Partiamo con il vitigno, Syrah in purezza, non una cosa così strana tutto sommato, però poi ci aggiungiamo una vigna a 900 metri d’altezza e otteniamo, come lo chiama la famiglia Cicco un “Syrah di montagna“.
Più ancora del fatto che questa azienda coltivi e commercializzi un solo vitigno ed un solo vino, mi ha colpito l’immagine aziendale estremamente curata.
Brochure, scelta dei colori, fotografie degne di un prodotto di design, raggiungono il loro scopo, trasmettendo una qualità intrinseca del prodotto prima ancora di assaggiarlo. Il grigio caldo che domina la comunicazione dà un tocco di aristocrazia, il granato delle lettere richiama il colore brillante del vino, la tipografia stretta e dritta ha un rimando alla schiena acida di questa bottiglia.
Ecco qui un bell’esempio di comunicazione assolutamente azzeccata.
Poi naturalmente il prodotto è all’altezza di tutte le aspettative che ci siamo creati, riportando nel bicchiere quella freschezza, quella agilità, che il fortunato connubio tra il sole siciliano e l’altezza del territorio delle Madonie riescono a mettere assieme.
Del Syrah ritroviamo il colore carico violaceo, impenetrabile, il corpo rotondo ma non troppo che si adagia in bocca e che grazie all’altitudine ed alle escursioni termiche importanti acquista una sveltezza, una agilità, che lascia la bocca asciutta con ricordi di fruttini rossi ed il tarlo mentale di capire se tutte quelle spezie che riconosciamo siano frutto solo di uve sanissime o se la mano sapiente di Gianfranco Cordero, enologo amico di famiglia, sia riuscito a dosare così bene i mesi di barrique francese dove riposa la massa prima dell’imbottigliamento. Applausi comunque, in qualunque caso. All’amico Salvatore non si possono che fare i complimenti per il bellissimo progetto che assieme al figlio Alessio sta portando avanti.

Cantina Tenuta San Giaime a Wine at 5 Vie - Milano

L’ora è tarda ormai e le porte qualcuno le ha anche riaperte, si avvicina il tempo dell’aperitivo e la massa di milanesotti fighetti poco interessati al contenuto e più alla quantità gratuita si stanno riaffacciando ai banchetti. Io trovo il tempo dovuto per fermarmi dalle sorelle Pacelli di Tenute Pacelli che poi sono il motivo primario della mia presenza. Non fosse stato per l’invito cortese di Laura non sarei stato in grado di scrivere queste righe. Uno dei motivi dell’incontro era anche scambiare quattro parole sulla nuova Sala di Degustazione che vedrà presto la luce presso la tenuta dell’azienda.

Tenute Pacelli Sala di Degustazione

Posto magnifico che ancora non ho avuto modo di sperimentare di persona, ma spero di non dover rimandare ancora a lungo il viaggio.
I vini li conosciamo bene, ma hanno una particolarità che mi porta ad assaggiarli sempre con estremo piacere: evolvono in bottiglia alla velocità della luce senza mai stancarsi o perdere di carattere. Cambiano, semplicemente. E non sempre nella stessa direzione.
Prendiamo il Barone Bianco per esempio. Nato dalla voglia di produrre vini “renani” in Calabria, esperimento riuscito grazie al Riesling Italico prodotto su terreno particolarmente vocato. Il terreno è quello giusto sicuramente, ma il sole e le temperature lo caratterizzano estremamente. Il risultato, anche quest’anno, è un’incrocio strano di rigore e calore, come se nella bottiglia, accanto alla mineralità portata dagli acini avessero saputo imprigionare anche il sole di quelle terre. Istrionico, ma infingardo, morbido, ma sapido. Se non temessi il pubblico ludibrio lo paragonerei ad un simpatico nonno tedesco che ha deciso di svernare al sole della Calabria. Sempre una conferma anche il principe dell’azienda, Témeso, ottenuto dagli storici vitigni di Magliocco dolce (70%) e Nero d’Avola (30%)ricco di terziari e spezie, di tannino che asciuga la bocca invasa dalle ciliegie e dalle more sotto spirito. Il sorso lunghissimo chiude con una nota balsamica fresca che va a braccetto con l’acolicità di questa bottiglia che giustamente rappresenta in pieno lo spirito di una terra troppo poco conosciuta per la qualità che può esprimere, se lavorata sapientemente!

Che dire dunque di questo Wine at 5 Vie..Sulla strada di casa, quando il sole già è tramontato sullo sfondo del Naviglio Grande, ripenso a come le occasioni sprecate attorno al mondo del vino siano sempre così tante. E la riflessione, forse addolcita dai tanti assaggi, non è tranchant, badate, è più una presa di coscienza della buona volontà applicata con troppa poca professionalità. Ancora una volta gli ingredienti erano tutti ottimi, l’idea era bella, una terra conosciuta a livello turistico da ri-esplorare dal punto di vista enoico, una serie di appuntamenti di contorno, dai laboratori alla presentazione del bel libro Inchiostro di Puglia, ai momenti musicali, eppure… eppure la macchina si è inceppata, non era oliata, l’orchestra si è rivelata priva del suo direttore, e la colpa non è degli orchestranti, ma dobbiamo provare a renderci conto che produrre ottimi vini non vuole dire automaticamente saperli promuovere, e che soprattutto, saper condurre al successo una azienda agricola non fa rima con “organizzazione eventi“. Basterebbe lasciar fare a chi se ne occupa di mestiere, magari scegliendolo tra gli amanti di quel mondo, che oltre al saper maneggiare la comunicazione hanno anche una buona idea di cosa stanno comunicando.
Non è tutto da buttare, anzi, questi sono i bei segnali che le cose stanno prendendo la direzione giusta… basterebbe una spinta data con consapevolezza… al prossimo sorso!

Matteo Luca Brilli, o così piaceva ai miei genitori, che mi hanno graziato della nascita in terra Romagnola, con la R maiuscola, regalandomi così una passione viscerale per il buon bere ed il buon mangiare. Studi di comunicazione a parte ho capito subito che impastare uova e farina accompagnandole con un bicchiere adeguato sarebbe stato il un bel modo di passare le domeniche, e quindi via con i corsi di cucina e poi l'incontro con ONAV, diventando finalmente assaggiatore. Qualche cantiniere mi ha regalato la sua amicizia, qualche Chef ha condiviso i suoi segreti, più di qualche parola è stata messa nero su bianco e tante tante ne verranno ancora.

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Matteo Luca Brilli, o così piaceva ai miei genitori, che mi hanno graziato della nascita in terra Romagnola, con la R maiuscola, regalandomi così una passione viscerale per il buon bere ed il buon mangiare. Studi di comunicazione a parte ho capito subito che impastare uova e farina accompagnandole con un bicchiere adeguato sarebbe stato il un bel modo di passare le domeniche, e quindi via con i corsi di cucina e poi l'incontro con ONAV, diventando finalmente assaggiatore. Qualche cantiniere mi ha regalato la sua amicizia, qualche Chef ha condiviso i suoi segreti, più di qualche parola è stata messa nero su bianco e tante tante ne verranno ancora.

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