Vinitaste 2016: piccolo pomeriggio di Grandi Assaggi

Vinitaste 2016 - Milano

Non è la prima volta che grazie all’amicizia con i ragazzi di Vinity.it possiamo partecipare all’evento degustazione ViniTaste che si ripete puntualmente da un paio di anni ogni 4-5 mesi. La formula è semplice e ricalca in maniera ordinata e piacevole la classica rassegna che porta una selezione assolutamente curata di produttori a contatto con i potenziali clienti e permette ad un pubblico misto di curiosi bevitori ed appassionati intenditori di approfondire direttamente le storie aziendali dalla voce di chi il vino lo fa con passione, assaggiando nuove e vecchie annate.

Anche per il ViniTaste 2016 la sede scelta è lo Studio Selva, una location carina nel cuore della Milano modaiola, zona Tortona. Una ventina questa volta i produttori con diversi assaggi a disposizione, un afflusso di pubblico ragguardevole, ma ben gestito a livello logistico, il che ha permesso a tutti di girare senza troppi problemi tra i vari stand ed assaggiare in relativa tranquillità.

Cantina Migrante con i suoi Cesanese al ViniTaste Milano

Memori delle edizioni precedenti siamo arrivati con una aspettativa decisamente alta, conoscendo lo stile dei padroni di casa ed il livello delle cantine che vengono ospitate sul loro shop online. Dobbiamo dire che nemmeno questa volta sono riusciti a deluderci.
Qualità media decisamente buona, alcune punte sopra la media ed un paio di fuoriclasse che non sfigurerebbero in concorsi internazionali.

Le cantine provengono da tutta Italia, andiamo dalla Sicilia del fenomenale Passito di Vinisola che ben conoscevamo ed ogni volta esplode in bocca con la reale forza del sole e del mare di Pantelleria, ai vitigni tipici friulani di Fossa Mala come il Refosco dal Peduncolo Rosso, deciso, ma non esasperato grazie ad un 30% della massa che gode di un periodo di riposo in tonneaux.
Il signore “col baffo” che vedete in foto si chiama Lorenzo e produce come cantina Migrante un Cesanese di Olevano estremamente interessante, in tre versioni differenti. Abbiamo assaggiato bottiglie appena messe in commercio che riportano l’anno domini 2009, e ve ne parleremo approfonditamente in un altro post, perché meritano decisamente un discorso a parte.

Non potendo citare e raccontarvi in queste righe di tutti gli assaggi, vogliamo soffermarci su alcune chicche che hanno particolarmente colpito il nostro palato di eno-appassionati e degustatori seriali.

Gli Assaggi del ViniTaste 2016

Iniziamo con la cantina Unterhofer, cantina con radici profonde nella zona di Caldaro (Alto Adige), che propone una sua versione del Kerner che si presenta nel bicchiere assolutamente trasparente, piccole increspature verdognole. In etichetta riporta 14° alcoolici che rimangono ben nascosti dietro le note piacevoli e mai estreme di idrocarburi e dei profumi tipici del vitigno, arrivando poi in bocca donando una struttura leggermente ruvida al vino che contribuisce ad animare il sorso e renderlo ancora più intrigante.
Tradiscono sul finale che allungandosi grazie all’acidità composta, lo allarga riempiendo la bocca. Ha forse bisogno di un po’ di tempo per amalgamarsi ancora di più, e completarsi fino in fondo, per esprimere un potenziale veramente notevole di qualità e piacevolezza.

Cascina Gnocco al ViniTaste
Proseguiamo il giro andando a trovare Cascina Gnocco che seguendo una filosofia tutta loro ha abbandonato la produzione di altri vitigni pure autoctoni o quanto meno vocati nella zona Oltrepò Pavese per dedicarsi alla riscoperta di uno storico ceppo d’uva che nei progetti di Carlo, bisnipote del fondatore di cantina, avrebbe potuto dare grandi soddisfazioni. Ecco quindi che le etichette prodotte si riducono a tre in totale, due delle quali da vinificazione decisamente differente di un’unica uva appunto la Mornasca.
Rimasta ufficialmente senza nome fino agli inizi di questo secolo, perché mai inserita nel registro nazionale delle varietà di vite, proprio grazie al lavoro di Carlo e alla coltivazione con potatura corta con forte diradamento ha trovato la sua strada per esprimere buone e peculiari caratteristiche.
L’assaggiamo in versione spumantizzata Rosé Metodo Classico, che dopo una vinificazione in rosato appunto riposa qualche mese in acciaio prima di essere imbottigliata nuovamente per rimanere sui suoi lieviti 24 mesi.
Ne risulta una bolla croccante, ma non esplosiva e non eccessivamente persistente, un naso più marcato sulle note fruttate e floreali che sul panificato come ci aspetteremmo da un Metodo Classico seppur giovane. In bocca poi è veramente straniante. Perde quasi tutte le peculiarità classiche e si presenta più come un rosato del sud. Il tannino è presente ed ancora marcata è la nota vinosa vestita di rosso giovane. Restituisce sensazioni strane perché molto atipiche. La spiegazione arriva con l’assaggio dell’annata 2007 della versione ferma che riposa in tonneaux per 12 mesi e poi altrettanti, ma spesso di più come testimonia questo assaggio, in bottiglia.
Il colore è decisamente scuro, ma brillante, impenetrabile, al naso forse ancora un po’ chiuso lascia trasparire soprattutto terziari decisamente ammassati l’uno sull’altro, si ha bisogno di tempo per decifrare delle note di cacao e di fichi secchi, di amarene macerate e una nota fumè. In bocca poi è decisamente stretto di sapore, assolutamente verticale, forse ci saremmo aspettati qualche nota in più oltre la frutta matura ed il tabacco fresco. Ottima l’acidità, mai eccessiva ed il tannino deciso, ma composto, con una bordata di alcool che arriva sul finale a scaldare la bocca e prolungare il retrogusto. Ora è chiaro perché la versione con le bolle mantiene così tanto il carattere di rosso deciso piuttosto che giocare al compagno d’aperitivo.

Colle Manora, azienda vinicola del Monferrato, si presenta con una quantità di vini decisamente superiore alla media. Li abbiamo assaggiati praticamente tutti, ci siamo sacrificati, per potervi raccontare di quanto bene siano pensati, coltivati e vinificati. Nessuna nota fuori posto, nessuna sbavatura, grande mano in cantina e lungimiranza sicuramente nel creare assaggi sicuramente in linea con i gusti del pubblico anche meno appassionato, ma ciascuno con una distinta personalità e sicuramente un filo conduttore unico.

Cantina Colle Manora al ViniTaste

Per non dilungarci segnalo semplicemente il mio campione preferito, un vino che fino a poche stagioni fa, a detta di chi lo ha assaggiato prima di noi, non era ancora così centrato, ma che oggi grazie alla ricerca proprio sul prodotto oggi si presenta come un bellissimo Pinot Nero con un piccolo aiuto di Merlot e Cabernet Sauvignon. Si chiama Palo Alto, in etichetta riporta la gradazione trascurabile di 14,5° e scorre in bocca come la seta… grezza. Dico grezza perché ha un carattere estremamente deciso che poco ricorda i fratelli trentino-altoatesini.
Uve selezionatissime di un solo vigneto raccolte a mano e pigiate a grappolo intero. Fermentano sulle loro bucce per circa 15 giorni e riposano poi in carati di rovere per 12 mesi. Passano poi altri 2 anni almeno in bottiglia prima di poterlo assaggiare. E l’assaggio è un bellissimo spettacolo di profumi tipici del Pinot, complesso, sornione ma con piccoli guizzi di balsamico qui e fruttini rossi li che animano uno spettro olfattivo decisamente elegante. In bocca ha tutta la schiena che serve per reggere l’alcool dichiarato e che in realtà è perfettamente amalgamato con le sensazioni astringenti dei tannini estremamente educati, ma sicuramente presenti. Anche in bocca si danno il cambio, e sorso dopo sorso se ne scoprono sempre di nuovi, il gusto delle spezie orientali e dei frutti. Buono veramente e da riassaggiare con più calma.

Sul latoSan Martino della Battaglia DOC Cobue - ViniTaste Milano lungo della sala scorgiamo anche qualche faccia già nota come la famiglia Castoldi proprietari dell’Azienda Cobue che avevamo già avuto modo di conoscere durante le precedenti edizioni. L’azienda sorge poco a sud di San Martino della Battaglia (Brescia) facendola ricadere all’interno di questa minuscola DOC che tutela il vino prodotto con uve Friulano (clone locale). Data la particolarità ci teniamo a riassaggiare anche l’ultima annata e si conferma la particolarità del vino. Bel colore citrino, con un profumo abbastanza intenso di fiori bianchi e camomilla sul finale. In bocca ha pelino più di nerbo, perde la timidezza e si fanno ben sentire tutti i sapori di un vino tipicamente minerale, in fondo parliamo sempre di Tocai Friulano, e chiude con un ammandorlato piacevole, bocca corretta che aggiunge qualche cosa al naso e ci porta un passo più in la. Eccezionale come lascia la bocca, con tantissima voglia di berne ancora.

Ne esiste anche una versione data da vendemmia tardiva che non ci facciamo mancare. Dopo un appassimento in pianta su un vigneto particolarmente diradato viene vinificato questo nettare che presenta come prima nota al naso un forte profumo di legno dolce al quale segue il fresco della mentuccia ed altro tocco balsamico. In bocca è giustamente alcoolico, abbastanza equilibrato se non fosse per una sfaccettatura che ho trovato personalmente un poco troppo dolce.Lo Sclins di Fossa Mala - ViniTaste Milano

Ci spostiamo poi in Friuli, Azienda Fossamala dalla famiglia Roncadin, che accanto al fiume Meduna ha la sua tenuta dove tra gli altri produce lo Sclins o “scricciolo” in friulano stretto. Trattasi di uve Traminer raccolte dopo la metà di Ottobre e lasciate poi appassire gentilmente nel fruttaio di famiglia. Pigiato poi il grappolo intero, viene fatto macerare in assenza di ossigeno per circa due giorni ed affinata la massa per metà in acciaio e metà di tonneaux di rovere. Lasciato ancora riposare sulle sue fecce fino ai caldi estivi il vino viene sfecciato tramite travaso ed atteso ancora 18 mesi prima della commercializzazione. Ne risulta un nettare estremamente complesso, dai colori dorati e luminosi. Annusandolo racconta di frutta bianca e gialla estremamente matura, quasi sciroppata che trasporta questa dolcezza anche in bocca. Assaggiandolo restituisce chiaramente i sentori ottenuti con la macerazione che aggiungono un tocco di idrocarburo a completamento di un sorso decisamente intrigante e complesso, forse solo un po’ troppo dolce per essere assolutamente perfetto.

La giornata non è stata lunghissima, ma molto intensa, ricca veramente di particolarità e generalmente di grande qualità. Il ViniTaste 2016 è uno di quegli eventi ai quali ci piacerebbe si ispirassero anche le grandi associazioni, che siano organizzazioni di territorio, federazioni, movimenti vinicoli o di produttori. Non serve tantissimo. Basta un’attenzione alla selezione degli espositori, da farsi con una mano sulla coscienza per saper individuare vere espressioni di piacevolezza e farle conoscere ad un pubblico che oggi più che mai è attento ed esigente, volenteroso di imparare e giustamente ancora “ignorante”. Cerchiamo di portare nei bicchieri di chi come noi ha il bisogno di conoscere per apprezzare, il vino di cantine che abbiano già trovato la loro strada e non di riempire a forza sale di degustazione con realtà che pur dotate di potenziale ancora non hanno capito come sfruttarlo al 100%.

Matteo Luca Brilli, o così piaceva ai miei genitori, che mi hanno graziato della nascita in terra Romagnola, con la R maiuscola, regalandomi così una passione viscerale per il buon bere ed il buon mangiare. Studi di comunicazione a parte ho capito subito che impastare uova e farina accompagnandole con un bicchiere adeguato sarebbe stato il un bel modo di passare le domeniche, e quindi via con i corsi di cucina e poi l'incontro con ONAV, diventando finalmente assaggiatore. Qualche cantiniere mi ha regalato la sua amicizia, qualche Chef ha condiviso i suoi segreti, più di qualche parola è stata messa nero su bianco e tante tante ne verranno ancora.

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Matteo Luca Brilli, o così piaceva ai miei genitori, che mi hanno graziato della nascita in terra Romagnola, con la R maiuscola, regalandomi così una passione viscerale per il buon bere ed il buon mangiare. Studi di comunicazione a parte ho capito subito che impastare uova e farina accompagnandole con un bicchiere adeguato sarebbe stato il un bel modo di passare le domeniche, e quindi via con i corsi di cucina e poi l'incontro con ONAV, diventando finalmente assaggiatore. Qualche cantiniere mi ha regalato la sua amicizia, qualche Chef ha condiviso i suoi segreti, più di qualche parola è stata messa nero su bianco e tante tante ne verranno ancora.

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