Treviso Slow Wine: Le eccellenze del Nord Est e il nuovo Marketing

Treviso Slow Wine 2016

Slow Food è chiaramente un punto di riferimento ormai più che affermato nel panorama gastronomico italiano e non solo.
Ha creato standard che garantiscono ai consumatori non solo la qualità, ma anche la filosofia alla base dei metodi di produzione di chi vi aderisce.
Slow Wine, la sua controparte enoica, è altrettanto prodiga di iniziative e proprio Domenica 31 Gennaio ha organizzato al Best Western Premier BHR di Treviso la 3° edizione di Treviso Slow Wine, un evento nel quale ha riunito in un’unica sala tutti i produttori premiati nella guida Slowine 2016 provenienti dal Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia.

Treviso Slow Wine 2016

Un’occasione ghiotta quindi per assaggiare di persona in un unico pomeriggio una rassegna di bianchi assai differenti per carattere e tipologia, ma anche bollicine dalla celebre zona del Prosecco, rossi di Valpolicella e vini dolci estremamente rari provenienti dalle zone del confine orientale.
Inutile dire che tra le centinaia di bottiglie in degustazione trovare qualche assaggio scadente al Treviso Slow Wine è stato assolutamente impossibile, forse qualche campione non si è presentato esattamente in ottima forma, ma la qualità media è stata effettivamente sorprendente, con reali punte di eccellenza che difficilmente avremmo potuto assaggiare in situazioni quotidiane.

Gli assaggi al Treviso Slow Wine

Rapidamente in rassegna qualche impressione su alcuni dei produttori che mi hanno maggiormente colpito, per un motivo o per l’altro.
Malibràn e i Prosecco Col Fondo
Partendo dai vini di Malibràn che forte della tradizione dei metodi ancestrali, oltre ad un Brut ed un Extra Dry ci fa assaggiare due versioni di Prosecco Col Fondo. La prima più tradizionale, e cosa c’è di più tradizionale di un rifermentato in bottiglia? La seconda invece è una sorta di sfida. Prosecco Col Fondo senza solfiti. Benché nella prima versione siano rintracciabili solo 50g di solforosa in bottiglia, basta questo per percepire una netta differenza tra le due alternative.
Buona ovviamente la prima, ancora più di carattere la seconda. Meno “omogeinizzata”, meno composta sicuramente, ma questo non diventa un difetto mascherato da virtù.
Non da minimamente fastidio in bocca ed al naso non risulta nessuna “puzzetta” infingarda. Semplicemente ancora più ruspante di un Col Fondo normale.
Diciamo che l’assenza di solfiti riporta questa bottiglia verso le sue sorelle “martinottiane”, prendendo le distanze dal sentore di panificazione che giustamente i lieviti esaltano nel suo fratello canonico.
Antolini Vini e il Recioto della Valpolicella
Altra cantina da segnalare è Antolini Vini che produce in Valpolicella, tra Negrar e Marano. Pier Paolo e Stefano hanno dovuto con fatica vera preparare e curare i terreni sui quali sono impiantati i vigneti, perché da quelle parti tocca terrazzare e costruire muri a secco per permettere ai filari di prosperare. Il gioco vale la candela perché il sottosuolo riserva immense potenzialità espressive che una mano sapiente riesce ad esaltare in vigna, cullare in cantina e racchiudere poi in bottiglia. E qui arriviamo noi, che abbiamo particolarmente goduto di una micro orizzontale di due vini che seguono la stessa identica procedura di vinificazione, stesso vitigno, ma provengono da due versanti differenti della stessa collina: Moròpio a Maranoesposto a sud-est e coltivato a pergola, Cà Coato esposto a sud-ovest e coltivato a Guyot.
Corvina, Corvinone, Rondinella, ovvero i più classici degli Amaroni, ma estremamente differenti. Più rotondo il primo, si percepisce maggiormente l’alcool e la frutta rossa tendente al surmaturo. Il secondo stupisce sul fronte dell’acidità, un Amarone che quasi “atipico” gioca sul palato stretto e sorso lunghissimo, ti lascia scoprire i profumi con più malizia della controparte che si concede “tutto e subito”.
Entrambi estremamente piacevoli, adatti a gusti differenti e vivaddio bellissima espressione ciascuno del proprio indiscutibile terroir. Menzione d’onore al Recioto, ancora senza etichetta tanta era la voglia di portarlo in assaggio.

Produttori 2.0: Nuove iniziative di Marketing al Treviso Slow Wine

Giuro che arriverà presto un nuovo pezzo con il dovuto carrello di impressioni su parecchi altri produttori del Treviso Slow Wine 2016, ma preme inarrestabile il desiderio di sviare il discorso dal solo vino per parlare più in generale di “sistema vino” in Italia, che udite udite, pare timidamente trovare declinazioni veramente in contro tendenza rispetto allo spirito imperante di auto-referenzialismo.
Volevo introdurre una piacevole riflessione su come finalmente anche da parte di produttori non enormi o commercialmente già proiettati su dimensioni planetarie si stiano muovendo gli ingranaggi di una nuova dimensione di comunicazione, più consapevole dei tempi e dei mercati contemporanei, delle opportunità e delle minacce di un mondo che ormai travalica facilmente i confini nazionali e deve scontrarsi con logiche un tempo nemmeno immaginabili.

E’ stato francamente molto bello vedere più di qualche azienda dotata di materiale promozionale finalmente all’altezza della qualità della propria produzione. Brochure curate, non banali, con proposizioni aziendali forti e valori ben rappresentati, alcune direttamente in formato bilingue, pronte per i mercati esteri.

Bellissima l’iniziativa di Zardetto che mette in pratica il più elementare dei principi di user generated content universalmente noti, legando una promozione alla condivisione del più classico dei selfie. Banale?
Forse si, ma non è una cosa che si vede proporre tutti i giorni da un produttore di vino.

Zardetto Vini e il Pro Selfie Day

Altra bella sorpresa è stata la scoperta di come il produttore Toni Bigai abbia tradotto la sua esuberante personalità nella comunicazione della sua attività, fino a superare i timori per i pregiudizi che il grande pubblico ancora nutre nei confronti dei tappi “alternativi” e farne invece un elemento distintivo e di marketing. Geniale l’idea di riusare il tappo originale per ritappare altre bottiglie, grazie alla particolare conformazione data dal silicone e dalla struttura interna che lo mantiene elastico ed indeformabile.
In gergo si chiama Brand Awareness attraverso un gadget intelligente ed utile.

Tappi a mi manera Toni Bigai Slowine Treviso

Ecco, queste sono le cose che vorrei vedere più spesso da parte dei nostri produttori, iniziativa, ingegno, personalità, sguardo attento e consapevole nei confronti di una realtà che oggi infinitamente più di ieri richiede probabilmente l’abilità e la prontezza di spirito di emanciparsi da una concezione forse antiquata del “piccolo produttore”, che testimonia il suo valore esclusivamente attraverso la qualità di ciò che mette in bottiglia.
Sia da subito chiaro che non intendo sollevare nessuna critica contro chi fa dell’artigianalità un elemento di vanto ed unico punto di distinzione. Sono però convinto che il mercato sia assolutamente maturo ed offra infinite possibilità per trovare ciascuno una strada differenziante e validissima per proporsi al pubblico con modalità estremamente efficaci e complementari.

La base di partenza ovviamente non può che rimanere la qualità del vino prodotto, che deve rimanere espressione peculiare di un territorio e trasmettere la mano e la visione del produttore, ma c’è un mondo di potenzialità che deve essere a mio avviso integrato nella proposta di chi vuole realmente giocare un ruolo in un mondo vinicolo che finalmente si sta adattando ai moderni metodi di comunicazione e commercializzazione.

PS: salviamo in corner e lo citiamo chi almeno sui biglietti da visita fa il piacere di inserire un forse già morto QR-Code.

Matteo Luca Brilli, o così piaceva ai miei genitori, che mi hanno graziato della nascita in terra Romagnola, con la R maiuscola, regalandomi così una passione viscerale per il buon bere ed il buon mangiare. Studi di comunicazione a parte ho capito subito che impastare uova e farina accompagnandole con un bicchiere adeguato sarebbe stato il un bel modo di passare le domeniche, e quindi via con i corsi di cucina e poi l'incontro con ONAV, diventando finalmente assaggiatore. Qualche cantiniere mi ha regalato la sua amicizia, qualche Chef ha condiviso i suoi segreti, più di qualche parola è stata messa nero su bianco e tante tante ne verranno ancora.

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Matteo Luca Brilli, o così piaceva ai miei genitori, che mi hanno graziato della nascita in terra Romagnola, con la R maiuscola, regalandomi così una passione viscerale per il buon bere ed il buon mangiare. Studi di comunicazione a parte ho capito subito che impastare uova e farina accompagnandole con un bicchiere adeguato sarebbe stato il un bel modo di passare le domeniche, e quindi via con i corsi di cucina e poi l'incontro con ONAV, diventando finalmente assaggiatore. Qualche cantiniere mi ha regalato la sua amicizia, qualche Chef ha condiviso i suoi segreti, più di qualche parola è stata messa nero su bianco e tante tante ne verranno ancora.

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