Due chiacchiere alla Cieca: Il Vino a Milano secondo Michi Mamoli

Logo Enoteca La Cieca

Diciamocela tutta, di vino ormai se ne beve e se ne parla tantissimo, dentro e fuori i classici canali per “addetti ai lavori” ed è diventato senza mezzi termini un fenomeno trasversale.
Dal pacioso padre di famiglia che vuole un bicchiere sicuro e poco impegnativo a tutti i pasti al nuovo “enofighetto” che beve solo biodinamico. Fanno coda i neo diplomati Ais che la sanno tutta loro e quelli che “ormai ne ho bevuti talmente tanti che dovrai stupirmi” e di solito chiedono un sofisticato Orange… e poi tracannano di tutto…

Milano probabilmente grazie alla mole di gole assetate riesce a riunire uno spettro sufficientemente ampio di personaggi, che a fasi alterne, si riversano in una delle tante dispense di eno-emozioni.

Logo La Cieca PinkA nostro insindacabile giudizio, una di queste, dove immancabile da parte vostra dovrebbe essere una visita, è l’Enoteca La Cieca, in via Vittadini 6 Milano. Prima insegna di un tandem di due locali da mescita al bicchiere (il secondo è La Cieca Pink in zona Porta Romana), capitanati da 4 Soci che si dividono il gravoso compito di diffondere un po’ di cultura del buon bere al pubblico milanese.

Michi Mamoli di Enoteca La Cieca MilanoMichi Mamoli, che potrete incontrare di persona a sere alterne tra i due locali, alla nostra richiesta di fare quattro chiacchiere sul come si beve a Milano, non si è tirato indietro, e questo è quello che ne è uscito, tra un bicchiere e l’altro, in una piacevolissima quotidiana serata “alla Cieca”.

Ciao Michi, tanto per iniziare mi pare doveroso raccontare il manifesto de La Cieca, che oltre ad un sanissimo scopo di lucro, mi pare di capire affianca anche una dimensione quasi più di “missione per conto di Bacco”, che vi ha spinto a concepire questo tipo di proposta. Ce la spieghi?

L’idea di fare un locale diverso a Milano e quindi uscire dagli stereotipi delle solite enoteche è arrivata una sera, per caso, a fine servizio all’Erba Brusca, locale dove lavoravo allora. Parlando con Danilo, il titolare, e Pilli, il gestore, ci siamo chiesti cosa mancava a Milano da offrire agli appassionati di vino. Danilo ha dato il concept, Pilli il nome e io l’ho creato insieme ad altri 4 amici.”

Bicchieri neri, opachi, e sulla classica lavagna, a rotazione, compaiono nomi decisamente di fantasia per indicare cinque o sei vini. Il gioco è indovinare il contenuto del calice, ma voi siete sempre al fianco di chi assaggia… come funziona?

In pratica si hanno a disposizione 3 domande. Noi in genere consigliamo di capire prima di tutto se è un vino del nord, del centro o del sud. Da lì cercare di capire la regione e successivamente il vitigno. Indovinare non è semplice anche se noi mettiamo comunque dei monovitigni per rendere la prova meno ardua. Ma quello che davvero interessa a noi è far spendere 10 minuti a chi sta giocando per fargli annusare più volte il vino, per concentrarsi, per ricordarselo un domani se gli capitasse di berlo altrove.

Questa è un po’ la nostra missione. Che è ben diversa che servire un cliente “comune”, che entra e chiede un calice alla mescita, perché lo beve senza quasi mai annusarlo e senza mai concentrarsi sul vino stesso.

Enoteca La Cieca Milano - Lavagnetta

Ora che abbiamo capito cosa è La Cieca, prova a spiegarci qualche cosa di più su “chi beve alla Cieca”. Chi sono gli abituè, chi le facce da una sera e via? Cosa chiedono? Cosa vogliono bere?

In genere chi beve alla cieca non sono grandi esperti, sono persone che bevono regolarmente vino almeno due volte a settimana. Quelli che si definiscono esperti di vino giocano raramente perché hanno paura di fare brutte figure e di “rovinarsi” la reputazione.

Spesso anche chi arriva da noi per la prima volta beve alla cieca, perché sanno che se indovinano non pagano il prezzo del calice. Si mettono in gioco più serenamente, in maniera spassosa.

Chi non beve alla cieca si affida soprattutto a noi che quindi abbiamo la fortuna di poter proporre tanti vini che altrimenti non verrebbero conosciuti o bevuti. Facendo questo mestiere da 12 anni ho la fortuna che il 70% dei clienti abituali dicano “fai tu”. Questo succede sia alla Cieca che alla Cieca Pink.”

Vini in degustazione a La CiecaOk, e l’offerta? Come si beve a Milano? Cosa si beve a Milano? Bianchi, Rossi, le odiate “bollicine”? E’ un fatto di solo di moda o qualche barlume di consapevolezza comincia ad esserci?

A Milano bene o male si trovano praticamente gli stessi vini ultimamente in molte enoteche e anche nei ristoranti. L’oste deve essere bravo a variare più possibile la mescita per proporre sempre cose nuove al bicchiere e questo è possibile solo leggendo e informandosi molto e girando il territorio andando a scoprire i piccoli produttori.

A Milano si beve tutto, dipende dal periodo dell’anno. Ci sono i mesi da rosso e mesi da bianco e bollicine, con le dovute eccezioni. Milano segue le mode pur essendo una città molto difficile per chi il vino lo produce e cerca di venderlo.

In tanti sono legati ancora ai grandi nomi e tanti il vino lo comprano ancora al supermercato. Ma per fortuna ci sono molti curiosi che vanno nelle enoteche o wine bar per ascoltare le storie dei piccoli vignaioli conosciuti personalmente e assaggiare i loro vini, come succede da noi. Questo ha fatto sì che molti posti si siano differenziati da altri.”

Siamo alla fine ma non posso lasciarti senza il “Rischiatutto”: Naturale, Bio e Biodinamico. In due parole, come la pensi?

A Milano si può scegliere di bere solo vini naturali (penso a Vinoir, unico vero Bar a Vin di Milano) o trovare una via di mezzo. Il problema è come sempre legato alle parole naturale o biodinamico. Le stesse associazioni in Italia non aiutano, sono tante, le fiere vengono fatte negli stessi momenti, 4/5/6 diverse. Ci sono molti produttori in Italia che lavorano rispettando la terra, che se devono dare un trattamento in più lo danno (rame o zolfo) perché non si possono permettere di buttare via il raccolto di un’annata, che in cantina lavorano come si deve senza fare porcherie e che fanno un vino buono, che non fa male. Io li chiamo Contadini, con la C maiuscola.”

In chiusura, una domanda marzulliana: qual è una frase che non vorresti mai più sentirti dire da un tuo potenziale cliente e quale una che vorresti sentire più spesso?

A parte quelle dove chiedono un bicchiere di Gewürztraminer chiamandolo nelle maniere più incredibili e improbabili, probabilmente la frase che vorrei sentire di meno è : dammi un vino naturale, perché alla mia domanda “sai cos’è un vino naturale?”, le risposte sono paragonabili ai modi in cui si pronuncia Gewürztraminer.
Mi piacerebbe sentirmi chiedere più spesso :” mi dai un vino buono? Un vino che mi sorprenda. E raccontami chi lo fa“.

Ti lasciamo andare, a questo punto veramente, ma prima devi dirci la verità: quel vino “alla Cieca” di inizio serata… l’abbiamo indovinato?

Michi si alza con un sorriso beffardo, scende le scale e riprende posto dietro al bancone. Prende un calice, questa volta trasparente, e versa un secondo bicchiere dalla bottiglia ricoperta di stagnola che abbiamo assaggiato in precedenza. Ce lo porta con un cestello di taralli e lascia a noi indovinare anche la risposta.

Matteo Luca Brilli, o così piaceva ai miei genitori, che mi hanno graziato della nascita in terra Romagnola, con la R maiuscola, regalandomi così una passione viscerale per il buon bere ed il buon mangiare. Studi di comunicazione a parte ho capito subito che impastare uova e farina accompagnandole con un bicchiere adeguato sarebbe stato il un bel modo di passare le domeniche, e quindi via con i corsi di cucina e poi l'incontro con ONAV, diventando finalmente assaggiatore. Qualche cantiniere mi ha regalato la sua amicizia, qualche Chef ha condiviso i suoi segreti, più di qualche parola è stata messa nero su bianco e tante tante ne verranno ancora.

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Matteo Luca Brilli, o così piaceva ai miei genitori, che mi hanno graziato della nascita in terra Romagnola, con la R maiuscola, regalandomi così una passione viscerale per il buon bere ed il buon mangiare. Studi di comunicazione a parte ho capito subito che impastare uova e farina accompagnandole con un bicchiere adeguato sarebbe stato il un bel modo di passare le domeniche, e quindi via con i corsi di cucina e poi l'incontro con ONAV, diventando finalmente assaggiatore. Qualche cantiniere mi ha regalato la sua amicizia, qualche Chef ha condiviso i suoi segreti, più di qualche parola è stata messa nero su bianco e tante tante ne verranno ancora.

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