Feudi di San Gregorio: ritornare alle origini per proiettarsi nel futuro

La Campania è la mia terra natia, e può sembrare scontato che io ami i suoi vini. È per me, invece, motivo di orgoglio costatare che il mio amore non è puramente frutto di sentimentalistico campanilismo, ma trova un senso nella riconosciuta grandezza dei vini stessi, nell’antica origine dei vitigni da cui provengono, nella cultura e nella tradizione della terra da cui nascono, nel lavoro e nella dedizione degli uomini che li producono.

E, allora, non amo semplicemente bere o degustare i vini della mia Campania, ascolto le storie che essi mi raccontano per poterle poi ripetere, divulgare.

Sono passati, ormai, alcuni mesi dal mio ultimo viaggio “enoico” in Campania, e mi sento come se avessi le mani colme di preziose tessere di un mosaico che ora voglio ricomporre.

Il quadro complessivo mi appare come una sequenza di immagini collegate tra loro, disposte in circolo intorno a un fulcro centrale: i vini.

Nello specifico quelli della verde Irpinia, nell’interpretazione che l’Azienda Feudi di San Gregorio propone quale strumento di lettura del territorio di cui è profondamente partecipe.

Azienda Feudi Di San Gregorio

Azienda Feudi Di San Gregorio

L’azienda Feudi Di San Gregorio

L’azienda rivela già al primo sguardo la duplice volontà di mantenersi, da un lato, saldamente radicata nella terra in cui sorge e, dall’altro, di proiettarsi verso l’alto, nel futuro, attraverso una struttura architettonica che appare solida e leggera allo stesso tempo.

Una sorta di presenza-assenza, di basso impatto ambientale, rispettosa della natura nella quale è immersa, essenziale nella forma e nei materiali, in cui dominano la luce e le trasparenze, le finestre a nastro di Le Corbusier, l’utilizzo razionale degli spazi interni, come nella splendida bottaia, in linea con il funzionalismo alla Bauhaus, e un’attenta cura ai dettagli di manifattura artistica e agli arredamenti dal design contemporaneo.

Un contenitore “sintetico” che, nel tempo, continua a riempirsi di contenuti che sempre più trasformano la vecchia concezione di azienda agricola e cantina in un polo di mediazione fra idee e progetti, studi e ricerche, fino alle sperimentazioni pratiche, volti a rendere concreta la filosofia che ne è alla base: la valorizzazione in chiave moderna degli antichi vitigni autoctoni, per la produzione di vini di qualità che siano espressione armonica del loro rapporto con il territorio d’origine.

Botti e Barriques in Feudi di San Gregorio

Botti e Barriques in Feudi di San Gregorio

La convivenza tra tradizione e innovazione, know how e territorio

Al raggiungimento di questo scopo sottende l’impegno di uomini che, avvalendosi dell’esperienza empirica dei vecchi vignaioli locali, in sinergia con tecnici professionisti, ricercatori e professori universitari, cooperano nel lavoro che include:

  • valutazione dei suoli e dei microclimi,
  • scelte agronomiche e delle varietà genetiche delle uve,
  • impostazione e gestione razionale dei vigneti,
  • utilizzo di adeguate tecniche di potatura della vite e di strumenti innovativi della cosiddetta viticoltura di precisione.

Non esiste ricetta migliore per fare gli altrimenti mistificati vini di terroir; non esiste ricetta migliore per vini che siano sintesi creativa di modernità e tradizione di quella dell’innovazione che fa tesoro del patrimonio culturale, naturalistico e ampelografico del territorio.

Vite di Aglianico

Vite di Aglianico

L’irpinia e i suoi territori

Ricostruzione Del Suolo Del Cutizzi

Ricostruzione Del Suolo Del Cutizzi

Non è certo un caso l’uso del plurale, perché lungi dall’essere un’area omogenea e piatta, l’Irpinia è un movimento continuo di colline e valli che si intersecano, attraversate da corsi d’acqua e ricoperte da una vegetazione così varia e alternata che i vigneti bisogna cercarli, tra un bosco e un uliveto o tra un frutteto e una macchia di erbe aromatiche.

Una biodiversità che è propria di questa terra e che è doveroso salvaguardare ad ogni costo, come uno dei capisaldi dell’agricoltura sostenibile.

Rispetto a molti altri areali vinicoli, l’Irpinia non ha conosciuto quel processo di mobilità sociale ed economico che ha trasformato il contadino in imprenditore agricolo; laddove è avvenuto questo “salto”, non ci sono più boschi e c’è monocoltura.

Microclima e tipi di suolo

Ricostruzione Del Suolo Del Pietracalda

Ricostruzione Del Suolo Del Pietracalda

Sotto vari aspetti l’Irpinia appare quasi un mondo a sé. Posta nell’entroterra della Campania, a ridosso degli Appennini, si differenzia dal resto della regione anche dal punto di vista climatico: sulle sue colline, che vanno dai 350 ai 700 m s.l.m., gli inverni sono rigidi e nevosi, le estati fresche, con grandi escursioni termiche e un regime di venti che favorisce buona piovosità.

È l’habitat ideale per uno dei vitigni a bacca rossa più importanti in Italia, certamente il più rappresentativo di tutto il meridione della penisola: l’Aglianico.
Di cui l’Irpinia custodisce a mo’ di scrigno, piante centenarie prefillosseriche, che affondano le radici in un suolo argilloso calcareo con presenza di ceneri vulcaniche provenienti dalle eruzioni del Vesuvio e dalla vicinanza del Vulture.

Consapevole dell’inestimabile valore e dell’unicità di questo autentico patrimonio, la Feudi di San Gregorio, in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, in particolare con il professor Attilio Scienza, ha promosso delle ricerche volte a valutare i caratteri qualitativi dell’Aglianico, mettendo a confronto le diverse espressioni di questo vitigno nei suoi principali terroir: Taurasi e Taburno in Campania (rispettivamente in Irpinia e nel Beneventano) e Vulture in Basilicata.

Grappoli di Aglianico

Grappoli di Aglianico

Le indagini pedologiche e geologiche hanno portato all’individuazione di suoli pressoché simili nei tre areali, ed è stato evidenziato come il territorio di Taurasi sia in gran parte di origine marina o continentale, con aree delimitate di chiara provenienza vulcanica.

I Patriarchi, gli antichi vitigni di Aglianico

Vite patriarca di oltre ottanta anni

Vite patriarca di oltre ottanta anni

Tra i vigneti presi in esame nelle tre zone, sono state trovate viti talmente antiche da essere state battezzate con l’evocativo nome di “Patriarchi”, nella stretta accezione di “capi della stirpe”, in quanto depositari del codice genetico da cui discende l’Aglianico odierno, nonché banca genetica cui attingere per la creazione di nuovi cloni.

Mi si staglia nitida nella memoria l’immagine di questi Patriarchi che ho visto nel vigneto “Storico dal Re” di Feudi di San Gregorio a Taurasi.

Monumenti viventi che parlano silenziosi attraverso fusti lunghi e snelli, imbruniti dai loro settanta, ottant’anni di vita o forse più, da cui partono a raggiera i tralci carichi di piccoli grappoli dagli acini sferici, viola scuro, protetti dal manto di pruina.

Superato un primo momento di devota ammirazione, non ho resistito alla tentazione di assaggiare uno di quei chicchi, godendone fino in fondo la dolcezza.

Un nonnulla rispetto alle sensazioni provate degustando uno dei vini prodotti dalle uve “patriarchiche” dei Feudi di San Gregorio.

Alcuni Vini Degustati in Feudi di San Gregorio tra Cui Il Serpico

Alcuni Vini Degustati in Feudi di San Gregorio tra Cui Il Serpico

La degustazione dei Vini di Feudi di San Gregorio

Serpico Irpinia Aglianico 2014 (elevato 18 mesi in barrique):

Il nome omaggia quello del comune di Sorbo Serpico in cui sorge la cantina, il vino è la summa di tutti gli sforzi, le ricerche e l’impegno di cui ho sopra parlato.

E il risultato è un prodotto di rara eleganza e tipicità. Il colore è un rosso rubino piuttosto compatto con lievi cedimenti al granato nel bordo, dotato di una vividezza che già alla vista rivela una presenza di acidità che attende la conferma dalla bocca.

Un primo naso dall’impatto intenso, generoso di frutta a bacca rossa, di ciliegia matura, inseguita da sbuffi floreali di rosa e viola essiccata, accenni di cannella e cacao. Il tutto attraversato da una notevole vena minerale.

Vigneto di Sorbo Serpico

Vigneto di Sorbo Serpico

L’ingresso in bocca è alquanto avvolgente, si fa più incisivo nella progressione del tannino, una decisa, setosa presenza ben equilibrata dall’allungo acido. Persistente con ritorni fruttati e dal finale sapido, è un vino che vuole ed ha tempo davanti a sé. Qui i concetti chiave divengono longevità e qualità, del vino come della vite da cui viene il vitigno di cui è fatto.

Mi sarebbe piaciuto andare anche nei vigneti di Fiano e di Greco di Tufo dell’azienda, perché l’Irpinia è anche la terra elettiva di questi due vitigni a bacca bianca di antichità pari all’Aglianico e parimenti capaci di dar vita a vini di straordinaria qualità, più unica che rara.

Fiano Pietracalda, Greco Cutizzi, Serpico Aglianico

Fiano Pietracalda, Greco Cutizzi, Serpico Aglianico

Sorbo Serpico è di fatto uno dei comuni che costituiscono l’area a Denominazione d’Origine del Fiano di Avellino; per cui è dai vigneti delle colline di casa propria che Feudi San Gregorio seleziona le uve per realizzare il Pietracalda Fiano di Avellino DOCG (maturato in acciaio per circa 5 mesi), di cui ho apprezzato molto l’annata 2017.

Pietracalda Fiano di Avellino DOCG

Fiano Di Avellino Pietracalda Feudi di San Gregorio

Fiano Di Avellino Pietracalda

Giallo paglierino brillante. Il naso si adagia su un inconfondibile supporto minerale, proprio di pietra calda, da cui emergono profumi floreali, di acacia, e di erbe aromatiche.

Sul fondo affiora il tipico sentore di nocciola, appena tostata. La bocca è ricca e succosa, una piacevole freschezza gustativa ben bilanciata dalla morbidezza. Lungo il finale, sapido, con ritorni agrumati.

Cutizzi Greco di Tufo

Greco Di Tufo Cutizzi - Feudi di San Gregorio

Greco Di Tufo Cutizzi

Meno verticale, più grasso e cremoso il Cutizzi Greco di Tufo, (anch’esso dalla vendemmia 2017 maturato 4 mesi in acciaio). L’olfatto scopre subito un mondo più dolce e solare di quello del Fiano, fatto di frutta matura, pesca bianca, fiori gialli, qualche goccia di miele.

Avvolge e riempie la bocca già all’ingresso, con uno sviluppo gustativo lineare sostenuto da buona spalla acida e minerale. Gradevolissima la chiusa sapida.

Purtroppo, in questo viaggio mi è mancato di visitare i vigneti di Santa Paolina da cui origina il Cutizzi..

Allora ecco un altro spunto per tornare e ritornare nella mia terra natia, alla ricerca delle origini dei suoi vini che tanto amo.

E se vi abbiamo incuriosito con questo racconto e con la degustazione di questi ottimi vini, potete cercare online offerte e Prezzi dei Vini di Feudi di San Gregorio su Trovino.it

Nata all’ombra del Vesuvio, cresciuta tra il mare e la campagna della Riviera d’Ulisse, da grande sono stata adottata dal Lago di Como. Da bambina amavo annusare tutto ciò che la natura e le cucine di mia madre e di mia nonna sapevano offrirmi; percepivo e riconoscevo anche i più flebili odori, buoni e cattivi; mi divertivo un sacco a giocare con i sapori, a tapparmi e stapparmi il naso mentre mangiavo, per sentire quelli che poi avrei imparato a chiamare “aromi”. Finché, un giorno di ormai tanti anni fa, qualcuno che amo molto mi ha detto che con queste capacità avrei potuto seguire un corso e diventare una brava Sommelier... L’ho fatto, e ho trovato il mio posto nel mondo, una casa nell’universo del vino. Oggi sono Wine Master Sommelier, guido degustazioni, insegno nei corsi sul vino, ne scrivo, ne parlo....ma, al di là dei titoli e dei ruoli, mi piace considerarmi semplicemente una persona che, con sempre crescente passione, vuol contribuire alla diffusione della straordinaria Cultura del Vino.

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Nata all’ombra del Vesuvio, cresciuta tra il mare e la campagna della Riviera d’Ulisse, da grande sono stata adottata dal Lago di Como. Da bambina amavo annusare tutto ciò che la natura e le cucine di mia madre e di mia nonna sapevano offrirmi; percepivo e riconoscevo anche i più flebili odori, buoni e cattivi; mi divertivo un sacco a giocare con i sapori, a tapparmi e stapparmi il naso mentre mangiavo, per sentire quelli che poi avrei imparato a chiamare “aromi”. Finché, un giorno di ormai tanti anni fa, qualcuno che amo molto mi ha detto che con queste capacità avrei potuto seguire un corso e diventare una brava Sommelier... L’ho fatto, e ho trovato il mio posto nel mondo, una casa nell’universo del vino. Oggi sono Wine Master Sommelier, guido degustazioni, insegno nei corsi sul vino, ne scrivo, ne parlo....ma, al di là dei titoli e dei ruoli, mi piace considerarmi semplicemente una persona che, con sempre crescente passione, vuol contribuire alla diffusione della straordinaria Cultura del Vino.

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