Nino Barraco: un uomo in cammino tra le vigne

Locandina serata Nino Barraco - Infernot Pavia

Non ci sono esitazioni nella voce di Nino Barraco, ma nemmeno le note sgradevoli dell’arroganza: le sue parole si limitano a trasmettere la serena onestà di chi sa che sta facendo ciò che ritiene giusto, che ogni giorno prova, ricerca, sperimenta al fine di migliorarsi, di dimostrare che la sua terra – Marsala – può regalare al mondo grandi emozioni sotto forma di vino, che i millenni di storia della sua vitivinicoltura hanno lasciato un’eredità importante, con le radici nutrite dalla tradizione e i grappoli maturati dal sole e dal mare. I suoi vini, infatti, raccontano la terra e il mare, ma anche il pensiero di un uomo che non si ritiene mai arrivato, che decide di non produrre più un’etichetta perché, pur avendo raggiunto notorietà e riconoscimenti, non ha raggiunto la sua idea, perché si è reso conto di aver imboccato un percorso che non potrà condurlo fin dove riteneva dover giungere. Un uomo per il quale produrre vino è più togliere ciò che è in eccesso piuttosto che aggiungere in vigna o in cantina, che vede la “forma” del vino dentro il mosto, come una statua dentro al marmo. Vini essenziali, dunque, che devono narrare e non imbonire e che devono essere percepiti con la mente oltre che con i sensi.
Credo sinceramente che una delle più profonde e nobili caratteristiche dell’Uomo, senza la quale probabilmente saremmo ancora occupati a cacciare e a raccogliere i frutti della savana dove siamo nati, sia il suo desiderio di conoscere, di esplorare e di migliorarsi senza mai ritenersi sazio di conoscenza e, nel contempo, mantenendo piena coscienza che il cammino compiuto sia solo l’inizio di quello che ci aspetta. Ho incontrato poche volte Nino Barraco ma la sua curiosità, la sua fame di sperimentare e migliorare, la sua capacità di guardare a ciò che deve ancora raggiungere piuttosto che a ciò che ha già raggiunto, lo rendono davvero un uomo in “cammino tra le vigne” carico di esperienze compiute ma, soprattutto, ancora da compiere.

Marsala e il suo territorio

Il comune di Marsala, in provincia di Trapani, si estende per circa 241Km2 nella fascia costiera occidentale dell’isola. Il territorio comunale, interamente compreso fra il livello del mare e un’altitudine massima di 26 metri, è pianeggiante, privo di corsi d’acqua di rilievo, ma ricco di falde acquifere. I suoli sono sabbioso – calcarei con abbondante presenza di frammenti di gusci di molluschi fossili. La matrice rocciosa sottostante è costituita prevalentemente dalla calcarenite di Marsala – localmente chiamata tufo – nella quale si riconoscono tre tipi di rocce differenti, che possono essere sovrapposti oppure adiacenti: 1) calcarenite da grossolana a fine; 2) sabbia con colori varianti dal rosso al giallo, al grigio; 3) argilla sabbiosa. Questa formazione si è depositata nel Pleistocene inferiore (da 2,5milioni di anni fa a circa 780.000 anni fa) in ambiente di spiaggia sommersa.

Un Vigneto di Nino Barraco

In territorio di Marsala il clima è di tipo mediterraneo subtropicale; a causa della ridottissima umidità può essere considerato un clima semi-arido. La temperatura annuale media dell’aria è di circa 17 – 18°C con la media delle minime di circa 13°C e quella delle massime di circa 22°C. Le precipitazioni annuali, che vedono il loro massimo nel periodo compreso fa novembre e gennaio, assommano a circa 450mm.

Il Grillo, anima bianca di Marsala

Uva Vitigno Grillo
Il Grillo è un vitigno siciliano a bacca bianca ampiamente coltivato in provincia di Trapani, dove entra a far parte della produzione del Marsala, ma è coltivato anche nelle province di Palermo, Agrigento, Messina e Caltanissetta; è diffuso anche in Puglia. Recenti analisi genetiche hanno sorprendentemente evidenziato che il Rossese bianco di Riomaggiore – La Spezia – è in realtà uva Grillo.
Recenti ricerche biomolecolari hanno dimostrato che questo vitigno deriva da un’ibridazione spontanea fra Moscato d’Alessandria – localmente detto Zibibbo – e Catarratto bianco. L’origine del Grillo, a partire da due genitori presenti da secoli in Sicilia, avvalora l’ipotesi dell’autoctonia di questa varietà, portando così a respingere l’ipotesi che lo vede frutto di un’introduzione dalla Puglia subito dopo l’avvento della fillossera. Molto rimane comunque da chiarire sulla storia e la diffusione del Grillo, dato che ancora nel 1868 non è elencato tra i vitigni presenti nella collezione del Barone Mendola e che la prima notizia relativa alla sua coltivazione in Sicilia risale al 1873.

Nero d’Avola, ovvero la Sicilia in rosso

Uva Vitigno Nero d Avola
Questo vitigno a bacca rossa è coltivato intensamente nelle province di Siracusa (Avola, Noto, Pachino, ecc.), Ragusa, Caltanissetta, Agrigento, Catania ma è, in ogni caso, diffuso in tutte le province siciliane. Il Nero d’Avola è stato citato per la prima volta dal botanico siciliano Francesco Capuani nel 1696 con nome di Calavrisi – Calabrese in dialetto siciliano – motivo per il quale si è a lungo ipotizzata una sua origine proprio in Calabria. In realtà, attualmente si ritiene più probabile che questo nome – col quale è, peraltro, inserito nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite – derivi dal termine Calaulisi, a sua volta formato dalla crasi di ‘Aula’, nome dialettale con il quale viene indicata la città di Avola, e ‘Cala’, parola derivata da ‘Calea’ o ‘Caleu’, sinonimi siciliani di ‘racina’ ovvero uva; Calabrese quindi significherebbe “Uva di Avola”.
Le indagini biomolecolari svolte negli ultimi anni su questo vitigno hanno mostrato una sua grande variabilità genetica su base geografica in Sicilia, con numerosi cloni spesso a frammisti a varietà ancora non riconosciute né chiaramente distinguibili dal Nero d’Avola in senso stretto.

Storie di vino e di amicizia: la degustazione all’Enoteca Infernot di Pavia

Nino Barraco presenta...Degustazione Infernot
Il vino – quello buono intendo – ha tante interpretazioni, tante caratteristiche, tanti pregi: credo che uno tra i suoi valori più importanti vada al di là delle note tecniche di degustazione o delle emozioni che è capace di far nascere in ciascuno di noi: il vino, infatti, è in grado di unire le persone, di creare un “ponte liquido” che ti porta a stare bene insieme, a chiacchierare con persone appena conosciute, condividendo momenti che resteranno per sempre nel nostro bagaglio di esperienze.
Nino Barraco all Infernot di PaviaLa serata organizzata il 28 novembre scorso per degustare alcuni vini dell’Azienda di Nino Barraco presso l’Enoteca Infernot – piccolo, ma accogliente locale nel centro storico di Pavia creato da un giovane e talentuoso sommelier, Manlio Manganaro – è stata emblematica in tal senso.
La presenza di Nino, amico vero di Manlio, la passione che accomunava tutti i presenti nonché la grande comunicativa degli stessi Nino e Manlio hanno reso l’evento un momento di crescita umana prima ancora che professionale. Nino ha raccontato la storia della propria Azienda, nata nel 2004, e in seguito protagonista di un percorso di studio continuo delle tecniche produttive così come dei vitigni antichi e della costante ricerca di un approccio non solo naturale e tradizionale ma, soprattutto, personale e di grande eleganza e carattere.

Nino Barraco nel bicchiere

Le Bolle – VSQ Metodo Classico Pas dosé

Questo Metodo Classico, ottenuto da uve Grillo vendemmiate nel 2011, ha goduto di 60 mesi di permanenza sui lieviti; la base spumante è stata prodotta senza l’aggiunta di solfiti e il tiraggio è avvenuto con l’aggiunta di zuccheri, ma non di lieviti, in quanto erano ancora presenti nel vino i lieviti selvaggi responsabili della prima fermentazione. È stato sboccato nel mese di luglio 2016.
Nel calice, regala allo sguardo un ricco color oro antico brillante, impreziosito da un perlage molto fine e persistente. Le Bolle apre al naso con sensazioni di frutta gialla matura, mela golden leggermente appassita e cioccolato bianco che costituiscono la matrice di un bouquet all’interno del quale trovano spazio, in una sorta di fuga barocca, le note di piccola pasticceria e le erbe aromatiche nonché un’elegante mineralità che riporta alla nostra mente la pietra focaia. Al palato, appare nitido e lineare, sostenuto da una viva freschezza e da un’altrettanto marcata sapidità che offrono nerbo e beva alla ricchezza del corpo. Le bollicine, fini e avvolgenti, offrono quel quid in più a questo Metodo Classico nel quale un’evidente cremosità veste, come un abito di sartoria, le marcate durezze in un gioco di equilibri sul filo del rasoio.

Bianco Arcaico – Vino bianco

Un vino che non esiste! Nino Barraco ha infatti prodotto solo 60 bottiglie di questo vino a partire da un vitigno antico e quasi estinto, la Catanese bianca; attualmente, non sono note le origini e le parentele di questo vitigno.
Il Bianco Arcaico, ottenuto da uve della vendemmia 2015 a seguito di una macerazione di circa sei o sette giorni, si presenta nel bicchiere di un bel color ambra arricchito da pennellate color arancio. Al naso, sono immediatamente percepibili i sentori agrumati dell’arancia oltre alle note di albicocca disidratata, fragola e zafferano. Col tempo, il suo panorama olfattivo si trasforma e ci permette di godere di una verticalità balsamica che sembra emergere da un tappeto di profumi che riportano al chinotto, agli idrocarburi e a garbate sensazioni di olive verdi in salamoia. In bocca, svela un corpo piuttosto leggero, ma sufficiente a reggere una garbata acidità; più che soddisfacente la persistenza.

Rosso Arcaico – Vino rosso

Un altro vitigno antico e sconosciuto è alla base di questo secondo vino “che non esiste”, prodotto in sole 100 bottiglie da uve della vendemmia 2015. La varietà utilizzata è stata ribattezzata Vitraruolo, un nome inventato che vuole sottolineare l’estrema fragilità dei suoi tralci più giovani.
Il Rosso Arcaico 2015 sfoggia un color rosso rubino intenso che anticipa un naso fine, intenso e piuttosto “scuro” nel quale si riconoscono note di ciliegia matura, prugna, mora e cassis; queste prime sensazioni fruttate troveranno, dopo una lieve rotazione del calice, piena completezza nelle sensazioni di spezie dolci e fiori rossi appassiti nonché nei sentori minerali dando così origine ad un bouquet complesso ed elegante.
Al gusto, spicca per la marcata sapidità che, unitamente a una più contenuta freschezza e a tannini pronti e già molto gradevoli, forniscono il nerbo necessario a un vino ampio, succoso, morbido e grasso, dando così origine a un unicum armonico e dalla beva gradevole e soddisfacente.

Alto Grado – Vino bianco

Vino bianco da uve Grillo allevate ad alberello, l’Alto Grado rappresenta la tradizione marsalese prima dell’introduzione, nel 1773, dell’uso della fortificazione del Marsala da parte di John Woodhouse, un commerciante di Liverpool divenuto poi – a sua volta – produttore. Si tratta, infatti, di un vino ossidativo millesimato (2009) che affina per due anni in botte castagno da 100hl all’interno della quale si assiste allo sviluppo della flor.
Il fascino di questo vino si palesa già dal primo sguardo grazie al suo luminoso color ambra. È, però, portando il calice al naso che si inizia ad avere la piena consapevolezza che ci apprestiamo a una degustazione che resterà impressa nella nostra mente. Un turbine di profumi si presenta a noi, rincorrendosi, scomparendo per poi ripresentarsi: ecco allora le sensazioni di dattero al forno, uvetta appassita e albicocca disidratata alternarsi alle note eteree di smalto nonché ai sentori di mallo di noce e piccola pasticceria da forno; altro tempo trascorre e dal bicchiere, garbatamente, escono i profumi dolci della crema di nocciola e del cioccolato al latte, il tutto percorso da una mineralità nervosa ed elegante. L’ingresso in bocca è, nel contempo, secco, tagliente e ampio grazie alla netta freschezza e alla più che evidente sapidità, che si contrappongono alla marcata nota alcolica e alla pienezza del corpo dando così vita a un prodotto di raro equilibrio e infinita persistenza.

Milocca – Vino rosso da uve stramature

Le uve Nero d’Avola, vendemmiate nel 2008, hanno dato origine a questo vino affinato in botti piccole di castagno da 200 litri senza colmature; è, pertanto, anch’esso un vino non fortificato, connotato da raffinate sensazioni ossidative.
Il suo luminoso color granato ha appena iniziato a riempire il bicchiere che già si percepiscono note di confettura di frutto rosso polposo, amarena sotto spirito, fiori rossi appassiti e cioccolato. Qualche attimo di pazienza e il suo bouquet si amplia, divenendo ancor più fine e complesso grazie alle sensazioni speziate di noce moscata e chiodi di garofano nonché in virtù dei sentori amaricanti del rabarbaro. L’ingresso in bocca è ampio, avvolgente e molto caldo: il Milocca si dimostra vino profondo e succoso, sostenuto da tannini di rara fattura e da una freschezza inaspettatamente giovanile e marcata.
Un vino espressione del territorio e della passione, capace di sorprendere e di lasciare un segno in chiunque abbia l’opportunità di conoscerlo.

Azienda Agricola Barraco
Contrada Bausa
91025 Marsala (TP)
Tel: 389.7955357 oppure 329.2073935
E-mail: info@vinibarraco.it
Sito Web Barraco

Infernot
Via Mascheroni 48/50
27100 Pavia
Tel: 348.4668519
E-mail: info@infernot.it
Sito Web Infernot

Ho sempre cercato di vivere coniugando la mia voglia di imparare con la necessità materiale di uno stipendio a fine mese, il più delle volte con risultati assai discutibili…. soprattutto per quanto riguarda quest'ultimo. Alla soglia dei 50 anni, ho affrontato una svolta epocale nella mia vita lavorativa. Laureato in Scienze Naturali, con un Dottorato di Ricerca in Biologia Cellulare e Animale e dopo aver dedicato i primi 20 della mia vita alla ricerca zoologica, alla conservazione della natura e all'insegnamento universitario, ho deciso di seguire l'altra mia grande passione, quella per l'enogastronomia. Credo, infatti, che cibo e vino rappresentino la storia e la cultura più profonda di un popolo almeno quanto la pittura, la musica o la letteratura. Oggi sono Esperto Assaggiatore e Docente ONAV, Sommelier, Degustatore Ufficiale e Relatore FISAR e Maestro Assaggiatore ONAF (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggi). Dal 2012, dirigo il portale di cultura enogastronomica World Wine Passion oltre ad avere regolari collaborazioni con giornalisti quali Mauro Bertolli, Paolo Massobrio e Marco Gatti. Recentemente, sono stato nominato vicepresidente di una Commissione di Valutazione per l'ammissione dei vini al Merano Wine Festival.


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Degustazioni · Storie di Produttori
  • Un bel racconto, preciso e puntuale nelle notizie ma anche gravido di atmosfere capaci di evocare i profumi di una terra ricchissima di suggestioni.

    Mirella 14 febbraio 2017 9:21 Rispondi

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http://www.worldwinepassion.it/

Ho sempre cercato di vivere coniugando la mia voglia di imparare con la necessità materiale di uno stipendio a fine mese, il più delle volte con risultati assai discutibili…. soprattutto per quanto riguarda quest'ultimo. Alla soglia dei 50 anni, ho affrontato una svolta epocale nella mia vita lavorativa. Laureato in Scienze Naturali, con un Dottorato di Ricerca in Biologia Cellulare e Animale e dopo aver dedicato i primi 20 della mia vita alla ricerca zoologica, alla conservazione della natura e all'insegnamento universitario, ho deciso di seguire l'altra mia grande passione, quella per l'enogastronomia. Credo, infatti, che cibo e vino rappresentino la storia e la cultura più profonda di un popolo almeno quanto la pittura, la musica o la letteratura. Oggi sono Esperto Assaggiatore e Docente ONAV, Sommelier, Degustatore Ufficiale e Relatore FISAR e Maestro Assaggiatore ONAF (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggi). Dal 2012, dirigo il portale di cultura enogastronomica World Wine Passion oltre ad avere regolari collaborazioni con giornalisti quali Mauro Bertolli, Paolo Massobrio e Marco Gatti. Recentemente, sono stato nominato vicepresidente di una Commissione di Valutazione per l'ammissione dei vini al Merano Wine Festival.

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