Benvenuti alla 9° Grande Festa del Vino alle porte di Noale

Grande Festa del Vino Noale

E’ capitato quasi per caso che saltasse all’occhio, pubblicizzato da una pagina sulla stampa locale, questo evento del quale non avevamo ancora avuto modo di parlare tra queste pagine.
Tra domenica 11 e lunedì 12 Settembre a Santa Maria di Sala, a due passi da Noale (VE), si è infatti svolta per la nona volta la Grande Festa del Vino, organizzata come sempre da Le Cantine dei Dogi enoteca fisica in quel di Mirano con un fornito store online, guidata dai Fratelli Berna.

Giusto per inquadrare i numeri di questa manifestazione che, per la prima volta quest’anno, si è svolta nella magnifica cornice di Villa Farsetti, possiamo citare un’affluenza di circa 2.500 appassionati che hanno potuto degustare gli oltre 300 vini in assaggio provenienti da tutta Italia e non solo. Si parla di circa 5.500 bottiglie stappate nell’arco dei due giorni.

A completare l’offerta per i partecipanti, erano presenti anche numerosi produttori di specialità gastronomiche tra cui segnalo i miei personalissimi preferiti: sicuramente la macelleria Gallo Antonio di Mirano, che ha affettato una quantità imbarazzante di Porchetta veramente da ricordare, e la famosissima Lazzaris di Conegliano con le sue chutney ad accompagnare i formaggi del caseificio Tomasoni di Breda di Piave.

Detto molto sinceramente il parterre in carta non presentava nomi altisonanti o particolarmente conosciuti (quantomeno all’ignorante sottoscritto), fatta eccezione per le Cantine Barbera da Menfi, le Cantine Antonio Caggiano con il loro Taurasi, Anna Maria Abbona e pochi, ma ottimi altri nomi premiati nel corso del 2015 e 2016 da varie guide ed associazioni. A dispetto di ciò, devo comunque testimoniare una qualità media decisamente soddisfacente. L’esposizione, organizzata tra il piano terra ed il primo piano della villa, ha diviso i produttori per aree di provenienza, con una sezione dedicata agli amici stranieri ed una per i vini naturali.

Complice anche la visita effettuata nel corso di domenica mattina, la ressa non eccessiva mi ha permesso una buona quantità di assaggi e lo scambio di qualche parola con i produttori. In ordine, citerei qualche bottiglia realmente valida che ha stuzzicato il mio palato. Assaggi non sempre perfetti, ma estremamente interessanti, per un motivo o per l’altro.

I vini assaggiati alla Grande Festa del Vino

Vini di Az. Agricola Colja Jožko - Grande Festa del Vino
In primis, e forse migliore assaggio di giornata, è stata la Vitovska della Az. Agricola Colja Jožko. Azienda veramente piccola guidata da Giuseppe (all’anagrafe), che assieme alla moglie gestisce una Osmiza, ossia una rivendita di vini e prodotti tipici propria delle colline del Carso. I terreni in produzione non superano i 3 ettari, vengono prodotti Malvasia Aromatica e Vitovska, come bianchi, ed il più che tipico Terrano, come unico rosso.
Glissando sulla Malvasia, comunque buonissima e ricca di profumi di pesca e albicocca, dalla bocca leggermente acidula, il mio bicchiere di elezione è stata sicuramente la Vitovska. Non sono un grandissimo conoscitore del genere, ma posso garantire che un sorso così lungo e persistente ho avuto poche volte il piacere di assaggiarlo.
Noris di Azienda Agricola Colja Jožko - Grande Festa del Vino
Al naso è in effetti un po’ parca di sensazioni, non ha certo grande la possenza né la complessità di uno Chardonnay, ma in bocca regala una girandola di sapori perfettamente equilibrati e bilanciati che spaziano da un iniziale mazzo di fiori per passare attraverso un intero agrumeto. Non appena il vino ha abbandonato il cavo orale, rimangono, per tanti e tanti secondi le sensazione di acidulo e sapido che si contrappongono in maniera assolutamente bilanciata ad un sentore quasi dolce, rotondo, dato probabilmente dall’alcool.
Se aggiungiamo un colore veramente vivace, brillante, fatto di riflessi giustamente verdognoli, potete credermi che l’esperienza è assicurata. Un applauso tra l’altro alla simpatia di Noris, che sicuramente non è avara di parole e simpatia.

Update 18/9 purtroppo, è delle ultime ore la notizia che Jožko è stato vittima di un incidente durante la vendemmia ed ha perso la vita. Non ho avuto il piacere di conoscerlo di persona, ma un abbraccio sincero va alla famiglia durante queste ore difficili.
Vini Cantine Barbera - Grande Festa del Vino
Altro assaggio, questo sì già conosciuto, che vale sempre la pena di menzionare è l’ottimo Coda della Foce delle Cantine Barbera. Anche quest’anno è una delle cantine che SlowWine ha premiato con la Chiocciola ed effettivamente va notato come, anno dopo anno, la spinta verso un prodotto sempre migliore è il punto fermo della filosofia di Marilena. Veniamo a questo rosso particolare, che a prima vista potrebbe far storcere il naso ai puristi del territorio. Dalla Sicilia di Menfi infatti arriva questo blend di Nero d’Avola, Petit Verdot e Merlot.
Curato con mentalità francese e mano siciliana. Le tre uve vengono raccolte e vinificate in momenti separati tra agosto e settembre per essere poi assemblate dopo minimo un anno dalla vendemmia.

Questo si traduce in un nettare particolarmente sostanzioso, intenso, tanto al naso quanto in bocca. Difficile poter immaginare una potenza così esplosiva racchiusa in un corpo così fine ed educato. Gran naso, complesso e articolato, e gusto lungo che tradisce il sole siciliano solo in una punta di alcool che in Francia probabilmente non avrebbe avuto, ma questo è il suo bello. Tradotto perfettamente quindi il concetto paterno di Vino Francese forgiato dalla mano esuberante della figlia prediletta! Taciamo quindi degli assaggi di Dietro le Case e Coste al Vento perché dovremmo continuare ad incensare le bottiglie di Cantine Barbera e qualcuno potrebbe pensare che si sia in combutta… tutto verissimo!Claudio Cipressi e la Tintilia del Molise

Sempre al primo piano, ho fatto la conoscenza di Claudio Cipressi viticoltore in Molise, con terreni e cantina a pochi passi da San Felice nel Molise. L’azienda produce Montepulciano d’Abruzzo in un paio di versioni, Falanghina, Trebbiano, ma la peculiarità risiede tutta in un vitigno autoctono che a detta di Claudio, restituisce il meglio del Montepulciano senza avere bisogno di legno o lunghissimi anni di affinamento per arrotondare gli spigoli: la Tintillia, autoctono molisano che gode di una sua DOC dal 2011. Claudio mi racconta di come, negli anni passati, erroneamente si pensasse che il nome dovesse essere un etimo spagnolo, da “tinto”, vino rosso, oppure fosse dovuto alla tannicità elevata che avrebbe dovuto colorare il bicchiere, quindi “tingere”. Al contrario nessuna di queste spiegazioni ha un fondamento.

Magnum Tintilia Claudio Cipressi - Grande Festa del Vino
Assaggio il più affinato Tintilia [66], che nasce da una cernita maniacale dei grappoli e macerazione di 10-12 giorni a temperatura controllata. Seguono almeno 3 anni di botte ed il riposo finale in bottiglia per 6 mesi. Tanta cura porta nel bicchiere un colore rosso intenso, granato, lucente. Il naso è decisamente più articolato rispetto al Montepulciano. Ritroviamo tutti i sentori speziati che ci aspettiamo da questo vitigno, ma non sovrastano, anzi completano, le note più fresche ed acidule di frutta polposa, assolutamente non “marmellatosa”. Se dovessi usare una sola parola lo definirei “avvolgente” perché riempie la bocca senza appesantirla. Bellissimo vino, interessante, complesso senza essere pretenzioso, un vitigno da approfondire sicuramente.

Terminiamo le citazioni con una nota estera. Presente alla manifestazione anche la cantina ungherese Pajzos. Una tenuta moderna, che grazie agli sforzi congiunti di ben 6 investitori internazionali, in buona parte appartenenti al gota dei cru francesi, riunisce 87 ettari di spettacolari vigneti orientati a sud, sud-est, nella famosissima regione di un celebre vino ungherese. Parliamo ovviamente di Tokaji, declinato in almeno una mezza dozzina di versioni differenti, tra secche e dolci. La tenuta produce infatti tanto vinificazioni convenzionali quanto vendemmie tardive, manco a dirlo, ed eiswein.

Tokaji di Pajzos - Grande Festa del Vino
La particolarità del TokajiAszù’” è quella di essere figlio di un doppio processo di vinificazione. Le uve botritizzate vengono raccolte acino per acino, partendo dalla seconda metà di Ottobre e pigiate per ottenere quella che viene chiamata “anima del vino”, ossia una massa densa estremamente zuccherina, che verrà aggiunta in proporzioni differenti al vino ottenuto dal resto delle uve della stessa vigna. Il grado di dolcezza è determinato, e rigorosamente segnalato in etichetta, dalla quantità di “puttonyos” ossia di gerle da 25kg riempite di “anima” aggiunte ogni 136L di vino base. Il massimo consentito è 6 “puttonyos”, che restituiscono non meno di 150 g/l di residuo zuccherino. Esiste poi il fuori quota Tokaji Essencia, del quale vi racconterò tra breve, che rappresenta la punta di diamante della produzione. Parliamo di mosto denso messo a gocciolare per gravità. Il nettare così raccolto viene messo a fermentare e riposare per un numero indefinito di anni in particolari recipienti di vetro. L’assaggio è per il Pajzos Tokaji Aszú Esszencia 1999. Un nettare con 270g/l di zucchero residuo. Un’esplosione di miele, melassa, note fumose, datteri, paglia, sole, nuvole, umido, pietra focaia, toffie, camomilla, non finisce mai, impasta la bocca in senso buono, si attacca al palato senza andarsene mai. Non è chiaramente un vino “beverino”, ammalia per la quantità di zucchero, ma rischia di stancare in fretta, va preso in piccole dosi per regalarsi immensa piacevolezza.
Sicuramente un’esperienza, assoluta, ma la mia scelta personale ricade su un più “modesto” Pajzos Tokaji Icewine 2003, con “solo” 190 g/l di zucchero, ma una acidità e profumi decisamente meno irruenti e più composti. Sorso più fresco, più floreale ed in bocca più liquido. In generale comunque grandi vini.

Tirando le somme di questa Grande Festa del Vino, non posso che essere soddisfatto. Da un lato, per avere scoperto una manifestazione organizzata comunque ad ottimo livello, anche se, delle tre degustazioni guidate non ne è stata condotta nemmeno una, annullate per non si sa quali ragioni. Dall’altro, per aver avuto modo di conoscere produttori nuovi, di buon livello, con qualche chicca e qualche punta di eccellenza.
Esperienza da ripetere il prossimo anno… sicuramente.

Matteo Luca Brilli, o così piaceva ai miei genitori, che mi hanno graziato della nascita in terra Romagnola, con la R maiuscola, regalandomi così una passione viscerale per il buon bere ed il buon mangiare. Studi di comunicazione a parte ho capito subito che impastare uova e farina accompagnandole con un bicchiere adeguato sarebbe stato il un bel modo di passare le domeniche, e quindi via con i corsi di cucina e poi l'incontro con ONAV, diventando finalmente assaggiatore. Qualche cantiniere mi ha regalato la sua amicizia, qualche Chef ha condiviso i suoi segreti, più di qualche parola è stata messa nero su bianco e tante tante ne verranno ancora.


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Degustazioni · Fiere, sagre, eventi

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Matteo Luca Brilli, o così piaceva ai miei genitori, che mi hanno graziato della nascita in terra Romagnola, con la R maiuscola, regalandomi così una passione viscerale per il buon bere ed il buon mangiare. Studi di comunicazione a parte ho capito subito che impastare uova e farina accompagnandole con un bicchiere adeguato sarebbe stato il un bel modo di passare le domeniche, e quindi via con i corsi di cucina e poi l'incontro con ONAV, diventando finalmente assaggiatore. Qualche cantiniere mi ha regalato la sua amicizia, qualche Chef ha condiviso i suoi segreti, più di qualche parola è stata messa nero su bianco e tante tante ne verranno ancora.

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