Gradito l’abito rosso a Venezia: i grandi Vini Bianchi di Friuli e Slovenia

Gradito abito Rosso a Venezia - Degustazione Fisar

GAR (Gradito l’abito rosso) VENEZIA 2016 – SOMMELIER FISAR VENEZIA

L’appuntamento si presentava come uno di quelli da non perdere ed infatti siamo stati presenti ed attenti per portare ai lettori di Trovino anche solo un pochino della ricchezza che la giornata organizzata da Fisar Venezia ha messo in campo. La location è di quelle da far girare la testa, il magnifico Hotel The Westin Europa & Regina a Venezia, affacciato sul Canal Grande, con approdo privato e terrazza. Il filo conduttore è sicuramente stimolante, ovvero una rassegna dei migliori vini bianchi prodotti in terre friulane con qualche sconfinamento in Slovenia. In una sola convention abbiamo avuto modo di assaggiare Chardonnay, Friulano, Malvasia istriana, Picolit, Pinela, Pinot bianco, Pinot Grigio, Ramandolo, Ribolla Gialla, Riesling, Sauvignon, Traminer aromatico, Verduzzo friulano, Vitovska, Zelen, portati in laguna da più di cinquanta produttori selezionati per rendere grande un evento che si riconferma tra quelli meglio riusciti della tradizione Fisar. Ma vediamo nel dettaglio di capire com’è stato Gradito l’abito rosso.

Vorrei togliermi subito dalla scarpa un sassolino, unica nota non positiva di una giornata ottima: le tre sale messe a disposizione sono riuscite a stento a contenere i banchi d’assaggio, nonostante ciascun produttore non avesse che due o tre vini in degustazione. La quantità di pubblico è stata veramente elevata già dalle prime ore della mattina e si è andata intensificando nel corso della giornata saturando letteralmente gli ambienti e rendendo difficile il muoversi tra le sale.
Il calore si è fatto presto insopportabile, la calca ha reso la vita difficile anche ai produttori che hanno cercato di fare il possibile per illustrare i propri prodotti, ma spesso il risultato loro malgrado è stato un po’ troppo sbrigativo. Punte limite sono state l’esaurimento delle bottiglie in degustazione già alle 13.00, cosa che ha portato al poco opportuno comportamento di alcuni produttori come Marco Cecchin che ha servito gli amici lasciando volutamente il nostro bicchiere vuoto. Una volta avrebbe potuto passare inosservato, la seconda ci è sembrato veramente di pessimo gusto, la terza ha messo una croce su di lui e sulla cantina. Peccato, pazienza.

Da segnalare invece come nonostante la marea di appassionati e professionisti, Fisar abbia comunque gestito in maniera ottima tutta l’organizzazione, prevedendo addirittura un servizio di catering a ritmi di mezz’ora che serviva risotto e pasta (ben due porzioni incluse nel costo della manifestazione) per tamponare gli effetti collaterali facilmente avvertibili con più di 200 assaggi a disposizione. Speciale la terrazza esterna per dare riposo alle papille gustative.

Gradito l'abito rosso a Venezia - Pubblico sulla terrazza

Riuscire a darvi conto di ciascuna cantina sarebbe impossibile e verremmo meno al nostro compito, quindi prima di raccontarvi degli assaggi che più ci hanno colpito è corretto raccontare quello che in generale ci siamo portati a casa come tendenze su annata e vitigni. Ovviamente la quasi totalità dei produttori era presente con l’annata 2014, trattandosi di bianchi, e come ben sappiamo non è stato certo un anno che passerà alla storia come eccezionale.
Il clima in generale è stato particolarmente sfidante data l’abbondanza delle piogge ed una temperatura che si è mantenuta abbastanza alta per tutto l’inverno alla quale è seguita un’estate decisamente fresca ed umida. Questo ha portato poca escursione termica ed una umidità nell’aria che ha ritardato da un lato la maturazione delle uve esponendo spesso a problemi di muffe non volute e malattie e dall’altro regalandoci naturalmente vini dai profumi non certo maestosi e raffinati. Questo da un punto di vista generale, ma di tutti i vini assaggiati forse solo una ventina sono risultati palesemente penalizzati, e qui abbiamo apprezzato la capacità del singolo produttore.

La gestione delle vigne ed i diradamenti, la quantità oculata dei trattamenti (bio o meno che siano stati), la selezione in fase di raccolta e l’onestà nella tipologia di vinificazione scelta, magari rinunciando alla produzione della selezione aziendale, hanno reso nella maggior parte dei casi vini comunque apprezzabili, sicuramente con meno possibilità di tenuta sulla distanza, ma certamente godibili e degni di ricordo. Dal coro generale infine si sono levate altissimi alcuni assoli che vuoi perché figli di annate precedenti, vuoi per la peculiare vinificazione, hanno comunque staccato di parecchie lunghezze i compagni presenti in sala, ed è di questi campioncini che andremo a raccontarvi.

Probabilmente siamo stati fortunati perché proprio il primo assaggio lo facciamo da Vistorta, che è una azienda conosciuta più per i suoi rossi, il Merlot sopra ogni cosa, e molto meno per i bianchi. Oggi è l’unica che propone un tipo di assaggio verticale.  A guidare l’assaggio al posto del titolare troviamo direttamente il “Wine MakerAlec che ci introduce a 3 annate di Friulano che sulla carta appaiono in ordine sparso 2014, 2012, 2015 , quest’ultimo non ancora in bottiglia ufficialmente.

Gradito l'abito rosso a Venezia - Vini Cantina Vistorta

Sembrerebbe un’eresia eppure l’ordine è azzeccatissimo. Il 2014 si conferma un’annata da “gestire”, che si palesa con un certo sentore monocorde, tutto giocato sull’acidità con un corpo purtroppo non in grado di sostenerla fino in fondo e dei profumi un pochino troppo discordanti con la bocca. Presenta qualche iniziale nota di caramella che perdura eccessivamente. Il 2012 è stato un anno decisamente più equilibrato. Qui il Friulano tira fuori tutto il naso di cui è capace, corretto con qualche sbuffo di balsamico e di mela verde per chiudere la bocca fresca e vivace senza sedersi nonostante gli anni… e poi il 2015, in bottiglia da 2 giorni solo per poterlo portare qui, che da solo si mangia le altre due bottiglie! L’anno è stato generoso, di sole, di nutrimento, di freddo, di vento, ha donato all’uva dei profumi che semplicemente nelle altre annate non sarebbero mai stati possibili. 13° o poco più, ma un corpo fenomenale, ben bilanciato. Entra in bocca quasi in sordina dopo averti steso al naso, ma si apre subito dopo e comunica note minerali, ma anche di frutta verde e acidula, di una nota di paglia, e poi più dolce di petali, ma tutto in armonia, e poi, tanto poi, si assottiglia e ripulisce tutto prima di sparire. Che belle sensazioni, e meno male che il loro cavallo di battaglia è il Merlot!

A questo punto manca da assaggiare il contenuto di una Magnum senza etichetta. E qui signori il gioco, si fa veramente duro. Funziona così, se ne versa un sorso nel bicchiere pulito, si guarda, si annusa, si assaggia e si cerca di scoprire cosa stiamo bevendo. La faccio corta perché sarebbe potuto essere lo stesso vino assaggiato fino a qui, più complesso dei tre precedenti, quindi magari un 2013, magari con una variazione di vinificazione con un leggero passaggio in legno. Oltre all’essere piacevolmente acido conserva un ventaglio di terziari più ampio, più “di struttura”.

In realtà siamo di fronte ad un esperimento del quale la ricetta è presto detta: siamo nel 1999, si prendono le uve raccolte a mano di Friulano si portano a spremere e quello che si ricava, fecce e tutto il resto, si mettono in una bella botte di legno. E basta. La si chiude. La si dimentica in cantina per 7 anni, e durante il primo anno si continuano a rimettere le fecce in sospensione che dai 7 litri iniziali diventano 3 a fine affinamento. Poi finisce in Magnum, e questa mattina lo si stappa. Benvenuto al miracolo di 17 anni di bianco! Non ci sono altre parole: Miracolo. Solo uva, solo vino, infinito piacere. Grazie mille per l’occasione.

Altro assaggio che merita veramente di essere raccontato è quello del Pinot Grigio di Fiegl. Azienda che fonda le sue radici nel territorio del Collio fin dal 1782 anno dell’atto di compravendita della vigna. Azienda dedita alla produzione di quei vitigni che da sempre fanno parte della storia di queste terre di Oslavia, di impronta naturalistica anche se non certificata bio, coltiva e raccoglie a mano con il minimo di interventi possibili in vigna e cantina. Il primo assaggio è veramente particolare. Trattasi di un Pinot Grigio della linea di punta, il Leopold, ancora più particolare è l’annata: 2004. Anche in questo caso parliamo di una scommessa stravinta a mani basse. Anche in questo caso possiamo testimoniare di come a saperci fare ed avere la fortuna di poter produrre su un terreno adatto, curato con rispetto, si possano portare in cantina uve che se rispettate e coccolate senza stravolgerle, riescono a restituire un vino anche bianco dalle doti di affinamento estremamente interessanti.

Questo Pinot è ovviamente molto complesso, fin dal naso, che cambia nel bicchiere ogni minuto, passando da una prima sensazione, solo sensazione, di ridotto (bottiglia aperta di fronte ai nostri occhi !!) alle note verdi mischiate ad una punta di pepe bianco. Si pulisce poi e regala fiori dolci che precedono un ritorno di terziari, questa volta più mentolati. Insomma, già la presentazione è quantomeno interessante. In bocca poi torniamo ad avvertire la parte floreale unita alla spinta acida che lo mantiene ben centrato sul palato. Bastano un paio di secondi e grazie al caldo della bocca si liberano anche i terziari avvertiti in precedenza, meno balsamico rispetto alla nota olfattiva e più rotondo, qui l’alcool aiuta ad allargare ed allungare il finale  asciutto e prolungato. Bellissima bottiglia, di quelle da acquistare in duplice copia e puntare la sveglia tra 5 anni per vedere di nascosto l’effetto che fa!

Altra tappa interessantissima perché ha rappresentato una vera e propria voce fuori dal coro. Emilio Bulfon ha il suo quartier generale nell’area di Pordenone, con nove ettari di vigneto situati tra Castelnuovo del Friuli e Pinzano al Tagliamento. Da anni viene portato avanti un progetto di recupero dei vitigni storici della zona del Friuli Orientale, varietà che fino ad una trentina di anni fa erano praticamente estinte ma che in un passato più antico avevano rappresentato la base solida della viticoltura di queste zone. Nomi come Ucellut, Picolit-Neri, Sciaglin, Forgiarin, e poi più di recente Cividin, Cordenossa e Cjanorie sono tornati ad essere imbottigliati proprio grazie all’impegno di questa azienda che per prima, assieme all’Istituto di Enologia di Conegliano, ha scritto le schede ampelografiche di questo tesoro di cultura storica territoriale. La domanda nasce spontanea: oltre a costituire un bellissimo progetto, sono anche buoni? E la risposta è: assolutamente SI.

Gradito l'abito rosso a Venezia - Vini Cantina Bulfon

Grazie a questa “Cantina degli Autoctoni” come mi è capitato di battezzarla durante gli assaggi parlandone con Lorenzo, figlio di Emilio, abbiamo assaggiato una versione spumantizzata Extra Dry  da uve Scaglìn, metodo Charmant. Il primo sorso mi ha lasciato letteralmente di stucco. Al contrario di moltissimi altri spumanti prodotti in autoclave, qui abbiamo un vino decisamente fine ed educato, giocato più sulla struttura del sorso che sull’immediatezza. Partendo dalla quantità di carbonica che si libera in bocca, che non esplode non si scompone, rimane pacata, ma molto presente, estremamente fine, passando al gusto che si lascia scoprire durante tutto il sorso. Se al naso rivela sentori di pane in cassetta e fiori bianchi, in bocca rincara la dose accostando ad una freschezza ben bilanciata una struttura che parte dalle caramelle alla frutta e termina con la crosta di pane, quasi sconfinando in un territorio gustativo tipico dei metodo classico e non certo dell’autoclave. Riassunto: il Killer-up dell’aperitivo. Assoluta necessità di tenerne una cassa in fresco!

Saltando all’altro estremo andiamo ad assaggiare un passito dal colore bello intenso, aranciato, con riflessi mattonati. E’ il frutto dell’appassimento di uva Ucelùt, chiamata così perché grazie al suo sapore zuccherino era solita essere piantata ai margini delle vigne di altre varietà. Gli uccelli, naturalmente attratti da quegli acini più dolci si posavano su quei quei filari per
sfamarsi, lasciando intatta il resto della vigna. Una sorta di prevenzione naturale, di spaventapasseri al contrario. In bottiglia ha un corpo straniante, decisamente più vino dolce che passito. E’ snello, dolce ma tannico, sgrassa addirittura a fine sorso e lascia una bocca piacevole di frutta e fiori di Acacia. In chiusura assaggiamo anche la versione passita del Moscato Giallo che travolge già dai profumi di pesca gialla, rosa, magnolia, più fresco del precedente, anzi freschissimo.

Gradito l'abito rosso a Venezia - Vini Cantina Coldefer
Ci spostiamo ancora tra i banchi per incontrare River Col De Fer, bella azienda situata nella zona di Caneva che grazie ad un microclima particolare riesce a produrre vini estremamente profumati con pochissima solforosa. I vigneti sono letteralmente stati strappati alla collina con un duro lavoro di recupero che ha coinvolto tutta la famiglia. La filosofia di cantina è presto detta, solo il meglio deve finire in bottiglia ed è per questo che per esempio nel 2014 la Malvasia non è stata prodotta, assaggiamo infatti l’annata 2013 che ha un profumo bellissimo di frutta bianca, in bocca poi è tutt’altro che banale, vibrante, presenta tutti i tratti tipici di questo vitigno. Campione della giornata però è l’Arabis, che nasce da uve Malvasia, Manzoni e Verduzzo Friulano. Tutto in questa bottiglia è un gradino sopra. I profumi sono squisiti e curiosi, complessi, il gusto è strabordante, ma non arrogante. Lungo, bilanciato, corpo tipico del Manzoni, acidità del Verduzzo, gusto e profumi della Malvasia. Talmente buono che meriterà una giornata intera in cantina per andare a scoprire i suoi fratelli.

Altra menzione d’onore va al Belo della cantina Gordia. Qui Malvasia, Sauvignon Blanc e Pinot Grigio si uniscono e finiscono macerati. La vinificazione non è esattamente di quelle semplici, Prima una fermentazione spontanea a temperatura non controllata porta fuori tutti i profumi dei diversi vitigni, poi arriva la macerazione per 120 giorni che ne arricchisce il profilo organolettico complessivo ed estrae sapori forti terziari, complessi grazie anche alla tecnica della follatura effettuata tre volte al giorno, per mantenere tutte le fecce sommerse. Per esaltarne la corposità, questo vino viene affinato per 18 mesi in botti grandi di quercia, legno più gentile del rovere, che sarebbe risultato probabilmente troppo invasivo per questo bianco non filtrato, ma illimpidito naturalmente per decantazione. Il complesso in bocca è veramente rimarchevole, perfettamente bilanciato e lunghissimo. Gran piacere di bevuta e grande scoperta di questa perla prodotta pochi kilometri oltre il confine sloveno! Gradito l'abito rosso a Venezia - Vini Cantina Buse dal Lof

Ci siamo tenuti il meglio per il gran finale. Sinceramente avevo affrontato questo pomeriggio con l’intenzione di provare quei vitigni e quei territori meno conosciuti, avevo voglia di andare a scoprire le potenzialità a me ancora nascoste di uvaggi territoriali, chicche difficilmente ritrovabili nelle enoteche cittadine e di opportunità ce ne sono state parecchie eppure forse l’assaggio che mi ha colpito maggiormente è arrivato da uno Chardonnay vinificato nel comune di Prepotto, provincia di Udine. Da questa terra, conosciuta soprattutto per il mitico Schiopettino, vitigno meraviglioso e troppo poco conosciuto, nasce un bianco che stacca di svariate lunghezze la maggior parte dei bianchi assaggiati questo pomeriggio.

La Buse dal Lof  è una cantina che inizia la sua produzione nel ’72, in un territorio splendido e perfettamente dotato di tutte le caratteristiche per una produzione di grandissima qualità. I Pavan non sprecano nemmeno una goccia di questa fortunata posizione e mescolando tecnologia moderna e mano rispettosa della tradizione coltivano i filari di Chardonnay su un terreno marnoso, non lontano dal mare che struttura un vino estremamente bilanciato, tutto giocato sul continuo susseguirsi di sensazioni differenti, a volte contrastanti, ma capaci di inseguirsi in maniera ragionata. Macerazione sulle bucce e battonage regalano una struttura ragguardevole per un vino che viene definito “da aperitivo”, ma che secondo noi starebbe bene anche per un dopocena estivo guardando il mare in completo relax. Al profumo caldo e vellutato segue la prima parte di sorso acido e minerale, al calore dell’alcool è accompagnata la larghezza del gusto che riempie la bocca di frutta bianca, arriva poi la chiusura più stretta sul palato con una punta di citrico e la capacità di seccare completamente il sorso, inducendo una piacevole salivazione che porta a chiedere un secondo ed un terzo sorso. Non smetteresti mai. Elegante, non banale, anzi a tratti quasi atipico, ma curioso, intrigante, perfetto!

Ecco, queste sono state le sensazioni che ci portiamo a casa da questa giornata decisamente positiva. Un grazie ancora alla Fisar che ha organizzato per un anno ancora Gradito l’abito rosso in una cornice spettacolare condita da ospiti realmente di qualità e spessore.

Matteo Luca Brilli, o così piaceva ai miei genitori, che mi hanno graziato della nascita in terra Romagnola, con la R maiuscola, regalandomi così una passione viscerale per il buon bere ed il buon mangiare. Studi di comunicazione a parte ho capito subito che impastare uova e farina accompagnandole con un bicchiere adeguato sarebbe stato il un bel modo di passare le domeniche, e quindi via con i corsi di cucina e poi l'incontro con ONAV, diventando finalmente assaggiatore. Qualche cantiniere mi ha regalato la sua amicizia, qualche Chef ha condiviso i suoi segreti, più di qualche parola è stata messa nero su bianco e tante tante ne verranno ancora.


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Degustazioni · Fiere, sagre, eventi

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Matteo Luca Brilli, o così piaceva ai miei genitori, che mi hanno graziato della nascita in terra Romagnola, con la R maiuscola, regalandomi così una passione viscerale per il buon bere ed il buon mangiare. Studi di comunicazione a parte ho capito subito che impastare uova e farina accompagnandole con un bicchiere adeguato sarebbe stato il un bel modo di passare le domeniche, e quindi via con i corsi di cucina e poi l'incontro con ONAV, diventando finalmente assaggiatore. Qualche cantiniere mi ha regalato la sua amicizia, qualche Chef ha condiviso i suoi segreti, più di qualche parola è stata messa nero su bianco e tante tante ne verranno ancora.

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