Michele Rebuli nella sua Bastìa, un vero Vignaiolo nella terra del Prosecco

Michele Rebuli Bastia - Cantina

Dopo averli conosciuti a Piacenza in occasione del Mercato dei Vignaioli Indipendenti della FIVI, ci eravamo lasciati con la promessa che sarei andato a trovare Michele Rebuli e sua moglie direttamente presso la loro cantina a Valdobbiadene: l’Azienda Agricola Bastia di Michele Rebuli.

La curiosità era tanta perché oltre alla qualità dei prodotti assaggiati, tra cui l’ottimo Col Fondo ed il delicato Cartizze, dei quali avremo modo di parlare, avevo intuito che Bastia potesse nascondere un amore per il lavoro in vigna che valesse la pena di essere raccontato.

Sono passate da un po’ le 3 del pomeriggio quando, poco prima di arrivare a Valdobbiadene lascio la strada principale e svoltando a destra imbocco una panoramica secondaria che taglia a mezza costa la collina di Cartizze. Poco dopo, ancora sulla destra, ecco spuntare l’azienda di Michele. Cantina sulla destra e crinale sulla sinistra, proprio sotto la vigna de La Bastia, che giustamente dà il nome all’azienda.

Michele e sua moglie sono ad accogliermi sulla porta, li ritrovo sorridenti esattamente come li avevo conosciuti, unica differenza sono i vestiti giustamente adatti al lavoro in vigna e cantina, perché assieme e da soli coprono tutte le mansioni necessarie alla produzione e al marketing. Dopo i saluti, capisco che Michele, ancora più che parlarmi dei suoi vini, ha voglia di farmi conoscere il vero tesoro aziendale e raccontarmi quello che lo differenzia da tanti altri produttori, e quindi saliamo in macchina e riprendendo la strada, ci dirigiamo nel cuore di Cartizze, a vedere in prima persona e toccare con mano le piante di Prosecco che daranno i frutti per i vini che assaggeremo in seguito.

Inutile provare a raccontare la meraviglia del territorio di Valdobbiadene, ancora meno efficace probabilmente sarebbe provare a descrivere la luce infuocata che invade gentile i vigneti e le ripide coste di Cartizze alle 4 del pomeriggio di un sabato di metà Gennaio, in una giornata splendida e nemmeno troppo fredda. Il racconto di Michele parte giustamente dal basso. Dal terreno, perché in quel terreno le sue viti da più di 50 anni affondano le radici e traggono con caparbietà il nutrimento necessario ad ingrossare i grappoli di Glera. Con un legnetto in mano Michele si accovaccia e mi dice “vedi, non c’è un sassolino a pagarlo oro. Ed è così per 30 – 40 centimetri.” Effettivamente la terra è scura e priva di qualsiasi inclusione. In questo modo trattiene la giusta quantità di umidità anche durante i periodi più siccitosi e consente di dimenticarsi di qualsiasi forma di irrigazione di sussistenza. Andando più a fondo invece il terreno si fa roccioso, denso, compatto, cosa che porta le piante a cercare con forza le poche vene di terra che si insinuano tra uno strato e l’altro, e questo le rende forti, vigorose, conferendo ai grappoli una ricchezza ed una polpa, oltre che un grado di acidità, che difficilmente si trova in altre zone tipiche del Prosecco di Valdobbiadene.

Bastia Rebuli Vigneto Cartizze

Effettivamente le piante sono bellissime. Piantate con una densità alta e coltivate in maniera del tutto particolare, per chi è abituato al classico Guyot o cordone speronato. Michele ha infatti una filosofia particolare, che una volta compresa e ragionata, pare in realtà il modo più ovvio e naturale per curare una vigna. E “curare” non è un termine usato a sproposito perché quando conosci a memoria ciascuna pianta e sai di cosa ha bisogno, come singola, oltre che parte di un “sistema vigneto”, vuole dire che il termine “coltivare” rimane stretto, e stiamo parlando realmente di una cura specifica.

Il concetto che viene portato in vigna, qui a Bastia, è presto spiegato. Partiamo dal principio che si fa tutto secondo natura, cercando di assecondarla e valorizzarla. La prima cosa da tenere in mente è che, nonostante lo sforzo dei vivaisti per servire al mercato barbatelle con una aspettativa media di vita di una quindicina d’anni, qui siamo in presenza di piante con mezzo secolo sulle spalle. Ciascuna diversa dall’altra. Ciascuna con la sua storia, la sua forza, le sue potature individuali avvenute nel corso degli anni. Come non esistono due esseri umani uguali, così non esistono due viti uguali, perché allora stabilire a priori che tutte le piante di un vigneto debbano dare ciascuna uno, due, quattro grappoli? La filosofia di Michele, che ho imparato ad apprezzare, è che il numero dei grappoli ed i tralci lasciati a frutto, debbano essere valutati di anno in anno per ciascuna pianta, in modo che tutti i grappoli del vigneto abbiano la stessa “forza vitale” al momento del raccolto. Logico no? Una pianta particolarmente vigorosa potrà portare a maturazione magari quattro grappoli, sua sorella più “pigra” saprà concentrare la stessa sostanza solo in due grappoli. Inutile sacrificare la prima e stressare la seconda, anche perché così facendo i frutti che andremo a raccogliere avranno qualità differenti e la massa in vinificazione ne risentirà di conseguenza. Semplicissimo, ma efficace, oltre che significativo di quanta dedizione e coscienza Michele metta nella fase assolutamente più delicata di tutta la produzione.

Il sole sta ormai tramontando e allunga ombre che aumentano il contrasto tra il verde dell’erba tra i filari ed il marrone dorato delle viti spoglie. Il freddo comincia a farsi sentire e così, invece che ritornare in cantina, dirigiamo verso una locanda poco distante, che offre una vista panoramica da mozzare il fiato sulle colline di Valdobbiadene. Seduti al caldo sciogliamo la lingua e la conversazione inevitabilmente piega all’indietro, andando a ripercorrere un po’ di storia di questi luoghi e della coltivazione del Prosecco. Timidamente, ingenuamente anche, provo a buttare li il termine “Glera”, così come si usa e si deve usare in dicitura in etichetta. Michele ride e mi riprende bonariamente. “La Glera esiste dal 2010, e tutti noi facciamo ancora fatica a chiamarla così. Anche l’uva è sempre stata Prosecco, dalla notte dei tempi. Si coltiva Prosecco e si beve Prosecco, fermo o frizzante, ma sempre Prosecco è…”

Rebuli Bastia- Michele Rebuli in un Vigneto di Prosecco

Eccoti servito il gancio per aprire l’annosa questione dei rapporti tra DOC, DOCG, consorzi, associazioni, e chi più ne ha più ne metta. Chi tutela chi? Cosa tutela l’uno o l’altro, chi è veramente un “vignaiolo indipendente”, dovrebbe essere possibile imporre un prezzo minimo?
Difficile prendere una posizione univoca e pensare di stare completamente dalla parte della ragione. Michele lo sa e ragiona per obbiettivi. “Cosa dobbiamo tutelare? Dobbiamo salvaguardare le persone che vivono di questo mestiere e lo fanno producendo Prosecco. Inutile dire o pensare che, data l’estensione odierna del territorio nel quale si può produrre, quello che finisce in bottiglia abbia le stesse caratteristiche ed anche la stessa qualità. Comunicare le differenze è essenziale, senza mettersi gli uni contro gli altri.
Se riuscissimo a superare i particolarismi, le invidie stupide che dividono i produttori, saremmo veramente in grado di fare massa critica e proporre un prodotto eccellente al prezzo al quale merita di essere venduto, e ce ne sarebbe per tutti.”
Vecchia storia mi viene da pensare, sentita più volte in più parti d’Italia e sempre in bocca a persone intelligenti, che hanno ben presente cosa sia diventato il mercato oggi giorno, coscienti delle implicazioni a lungo raggio delle scelte operate giorno per giorno.
Effettivamente il Prosecco in terra di Prosecco è conosciuto, si, ma si avverte di come il consumatore storico ne porti in mente il ricordo di quello che era una volta, e non si renda conto di quanti passi avanti siano stati compiuti. Fuori zona, si ha la percezione di un’ondata di moda che sta regalando lustro alle bottiglie di queste zone. Complice sicuramente il prezzo più basso rispetto ai metodo classico più conosciuti e di pari qualità. Nel resto del mondo si fa di tutta l’erba un fascio e le differenze tra DOC, DOCG e Cartizze non sono nemmeno prese in considerazione, lasciando campo libero alla battaglia bieca del prezzo, Prosecco contro Cava, Champagne, Moscato. Tutto uguale, tutti alla ricerca del prezzo.

Rebuli Bastia Col Fondo Capo degli Onesti
Si parla per un tempo che sembra brevissimo eppure gli argomenti sviscerati sono tantissimi ed il bicchiere di Col Fondo Capo Degli Onesti che abbiamo di fronte viene raccontato ed assaggiato piano piano. Mano a mano che le parole scorrono piacevoli Michele usa le caratteristiche del suo vino per rimarcare i concetti che abbiamo affrontato in vigna. Il colore carico, dorato intenso, acceso, vibrante, frutto della maturazione perfetta di ogni grappolo. Il naso del Prosecco Rebuli è giustamente complesso, frutto dei lieviti che rimangono intrappolati in bottiglia, responsabili di quella che è stata la rifermentazione spontanea del vino. Al contrario del Cartizze, più raffinato se vogliamo, più fresco e gentile, arrotondato, nel Col Fondo sentiamo tutta la forza e la croccantezza che grazie al suolo ricco e minerale il vitigno riesce ad esprimere.
Le bollicine, mentre versiamo il secondo bicchiere, riempiono di una schiuma compatta, che una volta dissolta scopre una grande quantità di caminetti formati da bollicine estremamente fini e rapide nel salire in superficie.Rebuli Bastia Prosecco DOC

Sempre le bollicine sono le protagoniste della prima parte del sorso. Riempiono la bocca, pizzicano quel giusto da stuzzicare subito la salivazione e poi spariscono senza disturbare, seguite immediatamente da un bel gusto di frutta bianca, acidula ma anche giustamente dolce, matura, non citrica e non stanca. E’ un sorso che chiude giustamente puntando alla panificazione, testimoniando correttamente la presenza dei lieviti in bottiglia. Il passaggio tra prima parte del gusto ed il finale del sorso è composta, giustapposta, coerente con l’idea che il naso aveva preventivato. Rimane solo un filo corto, corto rispetto ad un metodo classico, ma questo è Prosecco e giustamente deve farsi bere e bere ancora, a tutto pasto.

Il sole ormai ha lasciato il posto alle stelle che riempiono tutto il cielo sereno sopra queste splendide colline.
Io ho un treno da prendere e loro tre splendidi bambini che li attendono per la meritata pizza tutti assieme. Ci salutiamo con la promessa di rivederci presto, perché sono tantissimi gli argomenti dei quali ancora ci sarebbe da discutere. E poi, con tutto questo parlare, abbiamo tralasciato le altre produzioni di questa cantina che ha una traiettoria  tutta ascendente di fronte a se. A presto dunque, e grazie infinite per avermi accolto e trattato come “un buon amico”.

 

Matteo Luca Brilli, o così piaceva ai miei genitori, che mi hanno graziato della nascita in terra Romagnola, con la R maiuscola, regalandomi così una passione viscerale per il buon bere ed il buon mangiare. Studi di comunicazione a parte ho capito subito che impastare uova e farina accompagnandole con un bicchiere adeguato sarebbe stato il un bel modo di passare le domeniche, e quindi via con i corsi di cucina e poi l'incontro con ONAV, diventando finalmente assaggiatore. Qualche cantiniere mi ha regalato la sua amicizia, qualche Chef ha condiviso i suoi segreti, più di qualche parola è stata messa nero su bianco e tante tante ne verranno ancora.


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Viaggi DiVini · Visite in Cantina

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Matteo Luca Brilli, o così piaceva ai miei genitori, che mi hanno graziato della nascita in terra Romagnola, con la R maiuscola, regalandomi così una passione viscerale per il buon bere ed il buon mangiare. Studi di comunicazione a parte ho capito subito che impastare uova e farina accompagnandole con un bicchiere adeguato sarebbe stato il un bel modo di passare le domeniche, e quindi via con i corsi di cucina e poi l'incontro con ONAV, diventando finalmente assaggiatore. Qualche cantiniere mi ha regalato la sua amicizia, qualche Chef ha condiviso i suoi segreti, più di qualche parola è stata messa nero su bianco e tante tante ne verranno ancora.

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