Il Bramaterra di Carlo Colombera: un Nebbiolo per sempre

Bramaterra Riserva 2006 - Carlo Colombera - Colombera&Garella

E’ passato ormai qualche anno, da quando incuriosito delle DOC e DOCG piemontesi a base Nebbiolo, mi armai di blocco per gli appunti e penna, e con il bagagliaio vuoto mi concessi un intero fine settimana a zonzo per i comuni della zona di Boca, Gattinara e limitrofi. Le ricerche si erano limitate a qualche guida che ero riuscito a recuperare, accompagnate da un paio di telefonate con l’ormai amico Lorenzo Tablino. Tutti consigli validissimi, visto che tra i tanti c’era anche il nome della famiglia Barbaglia, di cui abbiamo già avuto modo di parlare su queste pagine.
Quella stessa gita però mi permise di scoprire anche un piccolo produttore, anche lui amico Onav, che mi incuriosì perché in sostanza, con lo stesso identico uvaggio, produceva ben 3 bottiglie differenti, Coste della Sesia, Bramaterra e Bramaterra Riserva. Non una grandissima novità in effetti, ma credevo che sarebbe potuta essere una visita molto “didattica” e poi di Bramaterra non avevo mai bevuto nulla, quindi la curiosità si fece doppia.
Fu così che alzai il telefono e chiamai Carlo Colombera, ai tempi ancora unico artefice dei vini di famiglia.

IL BRAMATERRA DOC

Giusto due cenni tecnici su questa DOC piccolissima a base Nebbiolo. L’origine di questo vino pare sia fatta risalire addirittura alla fine del 1400 quando i servi della gleba, ottenuta la libertà dal loro status, iniziarono a coltivare la vite con grande successo. Chiamato anche in passato “Vino dei Canonici” per quanto gradito alla curia vercellese ed anche “Vino di Masserano“, è diventato DOC nel 1979 ed il disciplinare ne regola l’uvaggio in Nebbiolo dal 50% fino all’80%, Croatina per un massimo di 30% e saldo di Vespolina e Uva Rara fino al 20% del totale.

Bramaterra DOC - Bottiglie

Composizione tipica della zona, ma che lascia anche ampia interpretazione alla cantina per ottenere risultati estremamente differenti. Alla ricetta dobbiamo aggiungere minimo 24 mesi di invecchiamento (minimo 18 in legno) per la versione base e 34 di cui almeno 24 in legno per la riserva.
I comuni nei quali è possibile produrlo sono Brusnengo, Curino, Masserano, Sostegno e Villa del Bosco in provincia di Biella; comuni di Lozzolo e Roasio in provincia di Vercelli, in pratica un fazzoletto di terra.

L’azienda Agricola Carlo Colombera, oggi Colombera&Garella

Il merito di questa bomboniera a Masserano è tutto di Carlo Colombera. Omone dal capello irrequieto, che ti accoglie sull’aia di Cascina Cottignano, altra bellissima storia di famiglia, con un bel sorriso e le mani grandi, che così grandi hai fatto fatica a vederle in passato. La storia narra che negli anni novanta si stufasse di lavorare con il riso, coltivazione ultra tipica del vercellese, e tornasse un po’ alle origini di famiglia, riprendendo in mano i terreni vitati del padre, rimasti praticamente abbandonati da diversi anni. La riscoperta del mondo enologico, da un lato era un punto di svolta deciso, dall’altro una grande scommessa, non avendo mai affrontato”professionalmente” questo mondo così complesso e sfaccettato.
A distanza di più di vent’anni, noi ora, possiamo dire tranquillamente che è stata una scommessa vincente. Non solo per Carlo, ma anche per il figlio Giacomo, che probabilmente ispirato dalla conversione paterna, sceglie enologia come facoltà universitaria e mette a frutto un talento che evidentemente scorre nelle vene di famiglia (o forse è nascosto nel vino di quelle vigne). Quando li ho conosciuti nel corso di quella prima visita, Giacomo avrebbe iniziato i suoi studi l’anno successivo. Quando ci siamo rivisti aveva, in amorevole accordo-scontro con il padre, rinnovato il business di famiglia, cambiato nome all’azienda, fondato un sodalizio con l’enologo Cristiano Garella (altro talento fuoriuscito da una cantina super famosa della zona), e si stava preparando per mettere in commercio la sua prima annata.

Carlo Colombera e il figlio Giacomo

Durante quella seconda gita, l’esperienza è stata veramente didattica nel vero senso della parola. Conoscendo i vini di Carlo, ero davvero curioso di assaggiare cosa sarebbe stato in grado di tirare fuori dal cilindro il giovane rampollo di famiglia. A dirla tutta, e Carlo stesso non ne ha mai fatto un mistero, i vini fatti fino a quel momento erano più merito della materia prima che delle abilità di cantina. I terreni perfetti, le vigne vecchissime piantate direttamente secondo le percentuali corrette dei vari vitigni (in modo da complicarsi la vita con una vendemmia unica n.d.r.) danno un frutto spettacolare che in cantina veniva lavorato con tanto amore ma poca “tecnica” dando un risultato che a me fece impazzire al primo sorso. Sicuramente “ruspante”, ma vivo, comunicativo, coinvolgente e schietto, esattamente come Carlo.

Giacomo invece è un giovane classe ’92 con le idee chiarissime su cosa dovrebbe essere il suo vino, su come trasformare le uve paterne (la vigna ancora oggi è territorio di Carlo, che ha abbandonato la cantina, ma mantiene il regno delle piante in mano salda), e su cosa significhi marketing e visione di prodotto. Così sono anche i suoi vini. Fatti a quattro mani con un altro giovanissimo talento, rispetto ai “vecchi” Colombera hanno un profilo più moderno, meno romantico forse, ma più diretto, li comprendi e li apprezzi fin dal primo sorso, in un certo senso sono più facili ma assolutamente non banali.

Bramaterra 2011 - Colombera & Garella - Cascina Cottignano

Ecco dunque raccontato il passaggio di testimone e la nuova svolta in azienda. Ma l’assaggio di oggi è legato alla “vecchia gestione” e lo dico qui e poi lo negherò per sempre, è stato l’unico vino che mi abbia strappato letteralmente le lacrime dagli occhi in vita mia….

BRAMATERRA RISERVA 2006

Chi mi conosce sa che il Nebbiolo è il mio vitigno assolutamente preferito, sa bene che preferisco i vini dritti, senza fronzoli, anche aggressivi e tannici piuttosto che corposi ed alcoolici. Adoro sentire la gengiva che stringe il giusto, mi piace il sorso che riesce ancora a raccontare di una vite e del suo frutto, che non abbia perso il contatto con la materia prima e la terra. Purtroppo alcuni vini anche universalmente riconosciuti come ottimi e sublimi, ed io stesso non direi mai che siano “cattivi”, nella loro perfezione perdono il contatto con l’uva e sono “solo vino”, non “vino frutto” (ok questa è una citazione e lo avete capito tutti).

Ho aperto questa bottiglia una sera come altre. Cena chiaramente di carne, ma nulla di speciale, un hamburger e qualche verdura di contorno. Avevo deciso di aprire questo Bramaterra semplicemente perché i 10 anni sulle spalle avevo paura diventassero troppi. Nei mesi precedenti avevo aperto una bottiglia identica, ma 2007 e l’avevo trovata già abbastanza stanca, ottima, ma non più da condividere con amici. Quindi ho stappato questi 10 anni di Nebbiolo con la leggerezza con la quale si apre un Merlot qualsiasi.

Dei del cielo cosa ne è venuto fuori! Appena stappato, ha inondato la cucina di un profumo meraviglioso. Non ha avuto nemmeno bisogno di respirare, si è fatto apprezzare subito e mano a mano che i minuti passavano ovviamente migliorava e si apriva ancora di più senza mai cadere o svanire.

Bramaterra 2006 di Carlo Colombera - Colombera & Garella
Il colore, subito dopo al profumo, dava indizi più che positivi. Brillante, cupo, impenetrabile, violaceo sull’unghia, senza nessun segno di ossidazione. Nonostante la grande prevalenza di Nebbiolo (non conosco le percentuali usate per il 2006), evidentemente la Croatina presente ha portato la sua migliore dote ed il connubio era perfetto. Il 2007, assaggiato tempo addietro, invece presentava un viraggio dell’unghia all’aranciato, evidentemente come per tanti altri vini non è stata una annata spettacolare, come dire “bene, ma non benissimo”.

Profumi: sedetevi, e prendetela comoda perché potrei parlarne per giorni. Non riuscirò mai a replicare con le parole la sensazione di frutta dolce bagnata e seppellita sotto uno strato di eucalipto. Immaginatevi una cantina buia e fresca, in un angolo una cesta piena di melograni, ammassati alla parete alcuni sacchi di caffè decisamente tostato, accanto delle cassette di legno vecchio, molto vecchio con un fondo di foglie secche sulle quali sono messe ad appassire delle amarene grandi come mandarini. Sull’altro lato della stanza sono appesi dei finimenti in cuoio ed una sella, di quelle consunte, pesanti e spesse. Il pavimento in pietra è poroso, ha un aspetto strano, sembra una colata di lava e proprio dal basso sale un leggero odore di zolfo. Poi immaginatevi che si apra la porta, un uomo grande grande, entra e lo spostamento d’aria che produce porta in dote una nota dolciastra, di tabacco trinciato.

Ho reso l’idea? Un qualche cosa di “rude” ma poetico, intimo, non certo strillato.

Ma in bocca… è stato il primo sorso a commuovermi seriamente. E non per il gusto in sé per sé, oddio certo che era fenomenale, ma è stato il “senso” di quel gusto a lasciami i nervi scoperti. Era come se in quel vino Carlo avesse realmente trovato il modo di condensare la sua personalità, la sua storia, e non l’avrei saputo se non avessi assaggiato i vini “moderni” di Giacomo. I “vecchi vini” di Colombera erano forse meno precisi, ma questa bottiglia avrebbe dovuto rimanere chiusa, conservata come testimonianza a imperitura memoria. Li dentro c’era la schiettezza e l’amore “semplice” per una terra troppo poco conosciuta, c’era la filosofia caparbia di un tempo in cui le persone non pretendevano, ma si operavano per il cambiamento in modo forse più umile. Quella bottiglia era, è stata, un manifesto dell’uomo onesto, onesto con sé stesso e con il prossimo, schietto, ruvido per quello che ciascuno può essere, complicato quanto la storia antica, pregna di tradizione.

Sicuramente esistono bottiglie più importanti di questo Bramaterra 2006, che potrebbe non essere la massima espressione della finezza dei grandi e blasonati Nebbioli, le stesse bottiglie che l’azienda propone oggi sono sicuramente tecnicamente migliori, ma li dentro, in quei 750ml di puro godimento, io per la prima volta dopo tanti assaggi, ho visto chiaramente il volto pacioso dell’artefice di questo piccolo miracolo. E di questo devo ringraziare Carlo, per avermi fatto provare un’emozione veramente altissima.

A questo punto, visto che la mela non cade mai lontano dall’albero e che l’allievo solitamente dovrebbe superare il maestro, non vedo l’ora di ripassare dalle parti di Masserano per vedere il dipanarsi del nuovo corso di Colombera&Garella!

COLOMBERA & GARELLAAzienda Agricola Carlo Colombera
Cascina Cottignano, 2, 13866 Masserano (Biella)
Telefono: 334 152 5151
Mail:colomberaegarella@gmail.com
SitoWeb/Facebook

Matteo Luca Brilli, o così piaceva ai miei genitori, che mi hanno graziato della nascita in terra Romagnola, con la R maiuscola, regalandomi così una passione viscerale per il buon bere ed il buon mangiare. Studi di comunicazione a parte ho capito subito che impastare uova e farina accompagnandole con un bicchiere adeguato sarebbe stato il un bel modo di passare le domeniche, e quindi via con i corsi di cucina e poi l'incontro con ONAV, diventando finalmente assaggiatore. Qualche cantiniere mi ha regalato la sua amicizia, qualche Chef ha condiviso i suoi segreti, più di qualche parola è stata messa nero su bianco e tante tante ne verranno ancora.


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Assaggi Casalinghi · Storie di Produttori

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Matteo Luca Brilli, o così piaceva ai miei genitori, che mi hanno graziato della nascita in terra Romagnola, con la R maiuscola, regalandomi così una passione viscerale per il buon bere ed il buon mangiare. Studi di comunicazione a parte ho capito subito che impastare uova e farina accompagnandole con un bicchiere adeguato sarebbe stato il un bel modo di passare le domeniche, e quindi via con i corsi di cucina e poi l'incontro con ONAV, diventando finalmente assaggiatore. Qualche cantiniere mi ha regalato la sua amicizia, qualche Chef ha condiviso i suoi segreti, più di qualche parola è stata messa nero su bianco e tante tante ne verranno ancora.

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