Mastroberardino, l’Irpinia e l’Aglianico: la magia del Taurasi Radici Riserva

Taurasi Radici - I Vigneti di Montemarano - Mastroberardino

Ogni nazione, ogni regione, ogni terra ha i propri simboli: luoghi, oggetti o persone che, immediatamente, portano le nostre menti e i nostri ricordi a viaggiare proprio là, nella terra dove sono nati, dove vivono, dove rappresentano un’identità collettiva.
Circoscrivendo queste considerazioni ai soli Uomini – con la U maiuscola, senza distinzione di sesso, religione o cultura – questi ultimi, con le loro idee, con il loro lavoro, con la loro forza morale, sono capaci di cambiare il destino di intere comunità, lasciando segni che sopravvivranno alle generazioni.
Antonio Mastroberardino è uno di questi uomini! Per qualcuno potrà essere un nome che non dice nulla, per altri potrà sembrare eccessivo collocare fra i Grandi un uomo che, apparentemente, ha dedicato la propria vita “solo” al vino, altri ancora – e non solo gli enoappassionati – spero potranno capirmi e condividere questa scelta. Antonio Mastroberardino non ha, a mio avviso, dedicato la propria vita “solo al vino” bensì ha amato la propria terra, le proprie radici e ha lavorato perché a esse fosse riconosciuto il giusto valore, perché ne venisse riconosciuta l’importanza storica, la grande bellezza e l’altissima qualità. Antonio si è impegnato, contro tutto e contro tutti, mettendo in gioco sé stesso, la propria Azienda e le proprie risorse perché tutto ciò potesse accadere ed è riuscito a trasformare delle visioni in realtà. Non basta citare ammirati Steve Jobs per quando esortò i giovani a “essere affamati, essere folli”, bisogna riconoscere e ricordare chi visionario fu molti molti anni prima.

L’Azienda Mastroberardino, l’amore per la terra tra Fiano, Greco e Aglianico

Dieci generazioni si sono succedute al timone dell’Azienda, nella storica sede di Atripalda (AV), a partire dalla metà del XVIII secolo, periodo al quale sono riferite le prime prove documentarie dell’attività aziendale risalenti al catasto borbonico.
Una prima, epocale, svolta avviene nel 1878 con la registrazione presso la Camera di Commercio di Avellino, voluta da Angelo Mastroberardino, per poter avviare la commercializzazione e l’esportazione dei propri vini in Italia e in Europa; in seguito, grazie all’intraprendenza di suo figlio Michele, tali esportazioni si estesero fino alle Americhe.
Fu, in seguito, il nipote di Angelo – Antonio – a guidare l’Azienda in un periodo di grande difficoltà quando la viticoltura campana, fortemente provata dalla fillossera e dalla Seconda Guerra Mondiale, corteggiava le varietà internazionali più resistenti, produttive nonché cariche, in quegli anni, di un maggior appeal verso il nuovo mercato che andava delineandosi. Antonio, contro tutti e tutto, scommise sulle tradizioni, su una cultura plurimillenaria del vino che aveva, fin dall’antichità classica, posto la Campania – e l’Irpinia – a vertici della qualità. Eccolo allora reimpiantare gli antichi autoctoni quali Falanghina, Piedirosso, Coda di Volpe e, soprattutto, Aglianico, Fiano e Greco bianco.

Vigneti a Montemarano

L’importanza data dall’Azienda e, in particolare, da Antonio Mastroberardino alla storia della viticoltura trova piena realizzazione nel progetto, ideato e svolto in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica di Pompei, di ripristinare un vigneto nella città distrutta dal Vesuvio. Le prove archeologiche, infatti, testimoniavano senza ombra di dubbio la presenta di tale coltura sia all’interno della città sia nelle sue porzioni periferiche. Inoltre, l’eruzione del 79d.C. ha fornito importanti indicazioni su alcune delle tecniche di allevamento della vite in uso al momento della distruzione della città, ovvero elevata densità di impianto, filari ravvicinati sorretti da paletti in legno di castagno piantati esattamente sulle impronte dei paletti dei vigneti di 2000 anni fa, individuate tramite calchi in gesso. Il progetto si trasformò rapidamente, ma non senza accurate ricerche preliminari, in una realtà che, attualmente, dà origine a un vino – il Villa dei Misteri – che prende il nome proprio da una delle più importanti ville pompeiane. A partire dal 2001, tale vino fu prodotto con uve Piedirosso (90%) e Sciascinoso (10%); dal 2011, in seguito alla realizzazione di nuovi vigneti di Aglianico allevati ad alberello, è prodotto con il seguente uvaggio: Aglianico 40% circa, Piedirosso 40% e Sciascinoso 20%.
Oggi l’Azienda è condotta da Piero Mastroberardino, figlio di Antonio, che continua con passione, competenza ed entusiasmo l’attività di famiglia coniugandola con l’insegnamento di Business Management all’Università di Foggia, nonché con numerose attività artistiche in ambito pittorico e letterario.
Oggi, i vigneti aziendali, divisi in numerose tenute in Irpinia, si collocano all’interno di tre Docg campane, ovvero Greco di Tufo, Fiano di Avellino e Taurasi.

L’Aglianico: l’anima rossa della Campania

L’Aglianico è un vitigno ampiamente diffuso in Campania, Puglia e Basilicata. In Campania, è alla base delle due Docg Taurasi e Aglianico del Taburno. Si tratta di un vitigno a bacca rossa dalla maturazione estremamente tardiva (la più tardiva fra tutte le varietà italiane); se ne ottengono vini potenti, freschi e con tannini di grande finezza; questi vini sono caratterizzati da sentori di frutta e fiori rossi, nonché da note speziate, generalmente di pepe nero e liquirizia. In particolare, il Taurasi Docg esprime grande potenza e finezza con evidenti sentori floreali e speziati nonché una davvero notevole capacità di invecchiamento.
Le prime menzioni scritte riguardanti l’Aglianico in Campania risalgono al 1520 in un documento nel quale l’allora Conte di Conversano scrive di propri terreni coltivati con “uve aglianiche”. A lungo si è ritenuto l’Aglianico un vitigno di derivazione greca (anche dal nome interpretato come alterazione di Hellenicus) facente probabilmente parte delle cosiddette viti Aminee, provenienti dalla Tessaglia. Queste viti, dalle quali si otteneva anche il celeberrimo Falerno, sono state celebrate in moltissime opere di Roma antica in quanto considerate di qualità eccelsa. Attualmente, però, l’ipotesi della derivazione greca di questo vitigno è stata accantonata a favore della sua origine locale, nell’Ager Falernus, sia in virtù dell’elevata acidità dell’uva, tipica delle varietà derivate da viti selvatiche, sia grazie all’antica forma di allevamento con tutore vivo (soprattutto salice), espressione della viticoltura etrusca nell’enclave di Capua e di Nola.

Grappolo Aglianico

Quanto sopra riportato è ulteriormente suffragato da analisi biomolecolari condotte sull’Aglianico che evidenziano un’elevata distanza genetica da numerosi vitigni di origine greca mostrando, al contrario, una sua stretta parentela col Syrah al quale sarebbe collegato tramite la Dureza, una varietà a bacca nera di ipotizzata origine francese.
Il nome Aglianico sembrerebbe essere, invece, solamente dovuto alle prolungate occupazioni spagnole del nostro meridione; in spagnolo, infatti, “llano” significa piano e, di conseguenza, Aglianico potrebbe voler semplicemente dire “viti del piano”.

Radici – Taurasi Docg Riserva – 1997

Taurasi Radici Mastroberardini 1997
Le uve Aglianico utilizzate per la produzione di questa celebre Riserva provengono dalla parte più alta della Tenuta di Montemarano, a circa 20 Km dalla sede delle cantine della famiglia Mastroberardino. La Tenuta è sita a una quota di circa 550m s.l.m., nella porzione più meridionale del territorio di produzione del Taurasi Docg, e gode di una favorevole esposizione sud-orientale. La vicinanza dei monti Picentini e il clima continentale creano le condizioni per una viticoltura pedemontana di grande pregio. In quest’area, caratterizzata da suoli argillosi con buon tenore in sostanza organica e pietrisco calcareo, le decise escursioni termiche e l’andamento più lento delle maturazioni portano ad una raccolta più tardiva, quasi sempre in novembre, producendo uve dalle quali derivano vini più ricchi in tannini e acidità, che necessitano di affinamenti più lunghi per esprimere per intero il proprio potenziale e che potranno, pertanto, godere di grande longevità.
Il Taurasi Radici Riserva affina circa 30 mesi, in parte in barrique di rovere francese e in parte in botti grandi di rovere di Slavonia; prima della messa in commercio, il vino riposa per almeno altri 36 mesi in vetro.

Il Taurasi Radici nel Calice

Taurasi Radici Mastroberardini 1997 Retro Etichetta
Un caldo, luminoso e avvolgente velluto di color granato riempie il calice mano a mano che il vino inizia a passare dalla bottiglia, dove per tanti anni ha atteso, al bicchiere, dove troverà il giusto compimento del proprio destino.
A calice fermo, il naso si presenta già assolutamente schietto, di grande finezza e intensità con connotazioni “scure” di confettura di ciliegie, prugna disidratata, cassis, tamarindo e cioccolato. Una breve e rispettosa rotazione del calice ed ecco aggiungersi, al già complesso bouquet, i sentori della liquirizia nera nonché le note del potpourri di fiori rossi. L’insieme è ampio e armonico, evolve per lunghissimo tempo nel bicchiere esaltando ora una sensazione ora un’altra ma mantenendo sempre unità ed eleganza; nel suo complesso, un naso capace di fondere note di evoluzione con sensazioni più giovanili nonché, cosa assai rara, intensità e finezza.
Al gusto, spiccano i tannini che si mostrano eleganti e fitti, ma ancora inaspettatamente “adolescenti” donando, aiutati in questo da un’ancora ben evidente freschezza, a questo Taurasi Radici Riserva 1997 un’inattesa gioventù. L’eccellente corpo, il suo calore e le sue morbidezze fungono da perfetto contrappunto alla struttura tannica, dando origine a un vino di ottimo equilibrio e altrettanto notevole persistenza. Nell’insieme un Taurasi ampio, profondo e succoso capace di fondere struttura, carattere e piacevolezza di beva.
Il Taurasi Radici è una bottiglia che lascia il segno e che rimarrà scolpita nelle menti e nei cuori di chi ama veramente questo Paese e i suoi vini, frutto del sogno di un uomo indimenticabile.
Degustazione del 11 dicembre 2016


Azienda Vinicola Mastroberardino

Via Manfredi, 75-81
83042, Atripalda (AV)
Tel: 0825.614111
pr@mastroberardino.com
Sito Web

Ho sempre cercato di vivere coniugando la mia voglia di imparare con la necessità materiale di uno stipendio a fine mese, il più delle volte con risultati assai discutibili…. soprattutto per quanto riguarda quest'ultimo. Alla soglia dei 50 anni, ho affrontato una svolta epocale nella mia vita lavorativa. Laureato in Scienze Naturali, con un Dottorato di Ricerca in Biologia Cellulare e Animale e dopo aver dedicato i primi 20 della mia vita alla ricerca zoologica, alla conservazione della natura e all'insegnamento universitario, ho deciso di seguire l'altra mia grande passione, quella per l'enogastronomia. Credo, infatti, che cibo e vino rappresentino la storia e la cultura più profonda di un popolo almeno quanto la pittura, la musica o la letteratura. Oggi sono Esperto Assaggiatore e Docente ONAV, Sommelier, Degustatore Ufficiale e Relatore FISAR e Maestro Assaggiatore ONAF (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggi). Dal 2012, dirigo il portale di cultura enogastronomica World Wine Passion oltre ad avere regolari collaborazioni con giornalisti quali Mauro Bertolli, Paolo Massobrio e Marco Gatti. Recentemente, sono stato nominato vicepresidente di una Commissione di Valutazione per l'ammissione dei vini al Merano Wine Festival.


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Assaggi Casalinghi
  • Mi permetto una correzione, Piero è figlio di Antonio

    Raniero Albanesi 18 gennaio 2017 18:52 Rispondi
    • Abbiamo corretto. Grazie mille e buona giornata!

      Staff Trovino

      Massimo 19 gennaio 2017 8:26 Rispondi

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http://www.worldwinepassion.it/

Ho sempre cercato di vivere coniugando la mia voglia di imparare con la necessità materiale di uno stipendio a fine mese, il più delle volte con risultati assai discutibili…. soprattutto per quanto riguarda quest'ultimo. Alla soglia dei 50 anni, ho affrontato una svolta epocale nella mia vita lavorativa. Laureato in Scienze Naturali, con un Dottorato di Ricerca in Biologia Cellulare e Animale e dopo aver dedicato i primi 20 della mia vita alla ricerca zoologica, alla conservazione della natura e all'insegnamento universitario, ho deciso di seguire l'altra mia grande passione, quella per l'enogastronomia. Credo, infatti, che cibo e vino rappresentino la storia e la cultura più profonda di un popolo almeno quanto la pittura, la musica o la letteratura. Oggi sono Esperto Assaggiatore e Docente ONAV, Sommelier, Degustatore Ufficiale e Relatore FISAR e Maestro Assaggiatore ONAF (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggi). Dal 2012, dirigo il portale di cultura enogastronomica World Wine Passion oltre ad avere regolari collaborazioni con giornalisti quali Mauro Bertolli, Paolo Massobrio e Marco Gatti. Recentemente, sono stato nominato vicepresidente di una Commissione di Valutazione per l'ammissione dei vini al Merano Wine Festival.

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